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Giovanni Borelli e Giuseppe Basini, due liberali figli del Risorgimento.

di Paolo Campioli

(Articolo pubblicato nel dicembre 2014 dalla rivista Il Frignano, edita da Adelmo Iaccheri editore - Pavullo nel Frignano - MO).

Leggendo i vari libri che parlano della vita di Giovanni Borelli, siamo rimasti affascinati dalla parte di essi in cui si parla della straordinaria attenzione con cui, nel 1890, un Deputato liberale scandianese di nome Giuseppe Basini[1] curò personalmente l'ascesa giornalistica del pavullese, presentandolo al direttore de Il Popolo Romano, Costanzo Chauvet.

L'interesse per Basini, la cui poca notorietà rischia chiaramente di occultare il ruolo di predominio assoluto che egli ebbe, ad esempio, nel periodo in cui l'Italia si trasformò in Stato unitario, aumenta considerevolmente se osserviamo che la sua seconda elezione al Parlamento, avvenuta nel 1889, ebbe luogo proprio nel Collegio del capoluogo frignanese; e ancora di più se evidenziamo la posizione di primissimo piano che occupa nella linea di successione al potere che va dall'Unità d'Italia al Fascismo[2].

Tenteremo quindi di mettere in ordine i significativi elementi appena elencati parlando brevemente della sua vita. Giuseppe Basini nacque nella villa paterna di Chiozza di Scandiano il 3 marzo 1832, da Luigi, proprietario terriero e da Rosa Benizzi[3]. Durante l'adolescenza frequentò il ginnasio-liceo del Collegio dei Gesuiti a Reggio Emilia[4] come allievo interno e, nel 1853, grazie anche all'ospitalità della facoltosa famiglia dei Palmieri, di cui era parente, si laureò in legge alla Facoltà di Giurisprudenza di Modena.

Nel 1856, dopo essere stato protagonista di una metamorfosi politica in senso liberale e patriottico, accettò l'esilio volontario a Torino per fare il proprio clamoroso ingresso nel consiglio politico del Ministero dell'Interno del Regno di Sardegna, con le qualifiche di agente segreto e di curatore delle operazioni di realizzazione dell'Unità d'Italia.

Un esilio che, però, ancora oggi è avvolto da uno spesso mistero, dato che allo scandianese veniva consentito di spostarsi liberamente tra il Regno e il Ducato di Modena e Reggio dominato dagli Asburgo-Este, e che può essere diradato solamente ipotizzando l'esistenza di un legame con l'allora Maggior Generale castelvetrese Enrico Cialdini.

Tale relazione potrebbe chiarire anche i motivi della sua partecipazione, avvenuta tra il 1858 e il 1860, alle fasi di preparazione della Seconda Guerra di Indipendenza e all'organizzazione della spedizione garibaldina[5] e, soprattutto, svelare come conquistò i ruoli di Segretario di Luigi Carlo Farini e del Commissario Regio per l'Umbria - il bolognese Gioacchino Pepoli -, col quale, tra l'altro, fece ritorno a Torino nel 1861, dopo la parentesi "controspionistica" al Ministero.

Il 1863 sancì, invece, il suo ingresso ufficiale in politica: assunse la carica di Consigliere nelle amministrazioni provinciali di Modena e di Reggio Emilia e nel Comune della sua città natale, la stessa in cui, nel 1872, decise di stabilirsi definitivamente, mantenendo però gli incarichi di consigliere comunale e di Presidente della Congregazione di Carità[6].

Alla politica a livello nazionale arrivò molto tardi, nel 1882, alla veneranda età di cinquant'anni, dopo essere stato eletto come candidato progressista nel Collegio di Modena. Nel 1889, invece, dopo alcune occasioni politiche perse, Basini fu eletto alle suppletive; come già accennato, il teatro della vittoria - grazie alla quale conquistò anche la carica di Sottosegretario del Ministro della Giustizia Zanardelli -, fu il Collegio di Pavullo nel Frignano.

Fu rieletto per ben altre due volte nel frignanese, in occasione delle elezioni generali del 1890 e di quelle del 1892, assumendo il ruolo di uomo-chiave dello schieramento politico che nel '92 consentì a Giolitti di formare il suo primo Governo.

Purtroppo, però, la partecipazione di Basini all'attività parlamentare della XVII e XVIII Legislatura fu ostacolata dall'insorgere di una grave malattia, che lo condusse in pochi anni alla morte: scomparve la notte dell'8 dicembre del 1894 nella sua abitazione romana di Largo dell'Impresa, in seguito ad un attacco uremico, conseguenza di una nefrite cronica[7].

Vogliamo concludere ricordando che, nel corso del 1890, il Presidente Crispi assegnò allo scandianese il prestigioso ruolo di Regio Commissario straordinario di Parma, nel tentativo di governare la complicatissima situazione politica che in quegli anni si era venuta a creare nella città ducale[8].

NOTE:

[1] II dato che ci consente di parlare di Basini come colui che aiutò giornalisticamente Borelli è contenuto in un articolo dell'Avvocato pavullese Gian Paolo Lenzini, intitolato "Un grande frignanese - Giovanni Borelli (1867-1932)", contenuto nel n° 34 della Rassegna Frignanese.

[2] Per capire meglio quanto detto, è necessario leggere con estrema attenzione gli articoli sui fratelli Borelli e su Don Enrico Vanni contenuti nel numero 4 e 5 de "Il Frignano".

[3] L'informazione relativa al luogo di nascita è stata estratta da un articolo di Luciano Serra, incluso nel n° 81 della rivista storica "ReggioStoria nuova Serie". Recenti studi hanno però messo in dubbio questo dato, evidenziando la possibilità che, al momento della nascita del Deputato, la villa dei Basini potesse trovarsi invece all'interno dei confini del capoluogo comunale, anziché nel territorio di Chiozza.

[4] Il Collegio dei Gesuiti di Reggio Emilia sorgeva all'interno di Palazzo San Giorgio. Anche Giovanni Borelli ne fu allievo, durante la seconda metà dell'800, frequentando le Scuole Magistrali. Oggi ospita la Biblioteca Comunale "Antonio Panizzi".

[5] Non è specificato se si tratti della spedizione dei Mille di Garibaldi o di quella del 9 giugno di Giacomo Medici. Nel caso che gli storici si riferiscano a quest'ultima, non sarà difficile credere che il legame tra Borelli e Basini possa essersi stabilito proprio allora, sulla scia della partecipazione del padre del pavullese alla spedizione ideata dal milanese.

[6] Giuseppe Prampolini, Giuseppe Basini politico e letterato 1832-1894, Scandiano, 2002, Libreria Marco Polo Editrice.

[7] Dato ottenuto dall'Archivio Storico della Camera dei Deputati di P.zza S. Macuto 57, Roma.

[8] Centro Emilia-Romagna per la storia del giornalismo, Amministrazioni locali e stampa in Emilia-Romagna: (1889-1943), Bologna, 1984.