Leggi gli articoli storici su Filippo Naldi

1. Dalla terra del Frignano al cielo di Tobruq. Note sulla vita di Nello Quilici, giornalista e padre del documentarista Folco.

2. Alcuni cenni sulla presunta affiliazione del giornalista Filippo Naldi alla Loggia segreta Propaganda massonica del Grande Oriente d’Italia.

3. Alcune considerazioni libere su Vasco Rossi, Giovanni Borelli, Don Enrico Vanni e sulla storia della radiofonia modenese.

4. Da Gilbert Elliot a Licio Gelli: breve storia del "potere" in Europa dal 1700 fino ai giorni nostri.

5. Giovanni Borelli e Giuseppe Basini, due liberali figli del Risorgimento.

6. Raissa Olkienizkaia, una scrittrice russa tra guerre e rivoluzioni.

 

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Da Gilbert Elliot a Licio Gelli: breve storia del "potere" in Europa dal 1700 fino ai giorni nostri.

di Paolo Campioli

(Articolo pubblicato nel dicembre 2015 dalla rivista Il Frignano, edita da Adelmo Iaccheri editore - Pavullo nel Frignano - MO).

Se, leggendo testi che parlano di religione, ci imbattessimo nella cosiddetta genealogia episcopale di un Vescovo, avremmo certamente l'obbligo di sapere che si tratta della "Disciplina che si occupa di ricostruire e tramandare le origini, le discendenze e i legami tra i consacrati nel sacramento dell'ordine dei vescovi stessi". In pratica, "Quando un Vescovo consacra un altro Vescovo, tra i due si crea un legame genealogico stabilito gerarchicamente, analogo a quello tra padre (il consacratore) e figlio (il consacrato)"[1].


Ma cosa succederebbe se utilizzassimo la stessa formula per definire i legami esistenti tra personaggi appartenenti al mondo non religioso? Anche in tal caso sarebbe possibile parlare di genealogia?

Ci interesserebbe saperlo perché vorremmo provare a ricostruire, utilizzando questa volta anche un pizzico di fantasia, la "linea di successione al potere" immaginaria che, dal 1700 fino ai giorni nostri, ha collegato tra di loro alcuni uomini di grandissimo spessore politico, militare e finanziario, mettendoli nella condizione privilegiata di determinare segretamente, per più di 200 anni, le sorti del vecchio continente e, più in generale, dell'intero pianeta.

Se volessimo provare a definire ciò che stabilisce questi rapporti di discendenza, forse potremmo utilizzare, sempre con la massima libertà e, forse, anche sbagliando, l'espressione "Genealogia del Potere", oppure "Genealogia del Potere non religioso"[2], pur sfidando eventuali problemi di incatalogabilità e di indefinibilità, derivanti soprattutto dal fatto che tali personaggi non sono appartenuti - o non appartengono - tutti a una stessa categoria o famiglia.

Sicuramente, uno degli aspetti più interessanti che riguardano tale linea è che, ancora oggi, molti ignorano completamente, oltreché la sua esistenza, anche i suoi ripetuti passaggi dal territorio frignanese. Proprio per questo, vorremmo tentare di ricostruirla utilizzando come punto di riferimento colui che, tra tutti quelli che l'hanno composta e che tuttora la compongono, ha più attinenza con il suddetto territorio - Giovanni Borelli -, così da riuscire a muoverci lungo la traccia invisibile che essa ha lasciato per individuare, a monte e a valle della vita del pavullese, tutti coloro che potrebbero averne fatto parte.

Inizieremo la ricostruzione indietreggiando, per cercare di capire in che modo arrivò fino al liberale, facendo riferimento anche a una serie di articoli comparsi sugli scorsi numeri della nostra rivista, in particolare a quello contenuto nel n° 6 del 2014, in cui viene analizzato il rapporto che, sul finire del XIX secolo, il patriota frignanese riuscì a stabilire con un potente Deputato della sinistra liberale di nome Giuseppe Basini, per riuscire ad entrare in contatto con alcuni esponenti di spicco del giornalismo romano, dando così inizio alla sua sfolgorante carriera politica e giornalistica.

Come forse molti di voi già sanno, Basini nacque a Chiozza di Scandiano, ora in provincia di Reggio Emilia, il 3 marzo 1832, e morì a Roma l'8 dicembre 1894[3], dopo essere stato per molti anni esponente di spicco del Parlamento del Regno d'Italia e dopo avere ricoperto ruoli di rilievo anche nel servizio segreto che operava per conto del Ministero dell'Interno del Regno di Sardegna[4].

Non vorremmo ora dilungarci troppo sulla vita dello scandianese, avendone già parlato nel numero precedente, quanto invece provare a individuare il suo predecessore, abbattendo in questo modo gli ostacoli rappresentati dalla quasi totale assenza di testimonianze dell'esperienza torinese del Deputato, la quale, per molto tempo, ci ha impedito di sapere chi richiese effettivamente la sua presenza al Ministero, spianandogli in pratica la strada a livello politico.

Dopo varie ricerche, condotte persino con l'aiuto dell'Archivio della Camera dei Deputati, abbiamo appurato che, probabilmente, lo scandianese approdò a Torino sfruttando la propria amicizia o parentela con la famiglia scandianese dei Belloli, poiché questa, a sua volta, era strettamente imparentata con la famiglia dell'allora Maggior Generale dell'Esercito del Regno di Sardegna, Enrico Cialdini[5] (Castelvetro di Modena, 8 agosto 1811 - Livorno, 8 settembre 1892).

Ad avvalorare parzialmente l'ipotesi che, forse, fu proprio il celebre militare a permettere ad un emiliano come Basini di occuparsi di risolvere delicatissime questioni spionistiche del Regno ha contribuito anche il rinvenimento di un singolare dato riguardante le esperienze scolastiche del castelvetrese, dello scandianese e di Borelli, indicante che costoro avrebbero frequentato tutti, anche se in epoche diverse, il Collegio dei Gesuiti (poi Palazzo degli Studi) di Palazzo San Giorgio[6], nella città di Reggio Emilia.

Le probabilità che quanto scritto sia vero crescono in modo considerevole se osserviamo che esso è situato, forse non proprio casualmente, a due passi da Palazzo Cassoli-Grisendi[7], un'abitazione storica reggiana che, all'inizio del XIX secolo, fu abitata nientemeno che dal predecessore di Cialdini sulla suddetta linea "genealogica", ossia dal Generale Carlo Zucchi (Reggio nell'Emilia, 10 marzo 1777 - Reggio nell'Emilia, 19 dicembre 1863).

Zucchi precede Cialdini sulla linea perché la carriera militare di quest'ultimo ebbe inizio proprio nell'esercito formato da circa 800 volontari, comandato dall'allora già anziano Generale reggiano che, nel marzo 1831, fronteggiò a viso aperto gli austriaci; ma anche perché, verso la fine dello stesso mese, il castelvetrese fu tra quelli che, insieme a molti di coloro che componevano quella che lo storico Tommaso Sandonnini definì semplicemente "Legione"[8], seguirono Zucchi nella decisione di imbarcarsi ad Ancona per la Francia, per cercare di sfuggire al nemico.

Con ogni probabilità, la condivisione di questo insieme di esperienze significative contribuì a rafforzare in modo decisivo un già presente legame di amicizia.

Prima però di passare all'individuazione del predecessore di Zucchi, vorremmo mettere in evidenza una piccola "stranezza", costituita dal fatto che, sorprendentemente, esistono pochissimi punti di contatto tra Cialdini e le terre frignanesi; il più significativo è senz'altro quello riguardante una singolare richiesta, che i membri di un comitato, sorto a Modena allo scopo di innalzare un monumento a Raimondo Montecuccoli, inoltrarono al castelvetrese nel corso del 1870 per proporgli la Presidenza effettiva del comitato stesso.

Una proposta che il Generale d'Armata inizialmente respinse[9], dicendosi impossibilitato a guidarlo attivamente, poiché a quel tempo risiedeva lontano da Modena, ma che alla fine accettò parzialmente, assumendone la Presidenza onoraria, forse anche nel desiderio di legare per sempre il suo nome a quello dell'indimenticato Feldmaresciallo.

Ciò che invece legò Zucchi al suo predecessore, il Generale marzagliese Achille Fontanelli (Modena, 18 novembre 1775 - Milano, 22 luglio 1838), fu una serie di accuse che riguardarono una presunta attitudine alla cospirazione[10], che li accompagnò a lungo e che causò purtroppo il loro allontanamento dal Ducato di Modena e Reggio, interrompendo probabilmente il loro rapporto diretto, iniziato quando entrambi erano alti ufficiali dell'esercito napoleonico.

Nei vari libri che parlano dei due Generali si legge che, nel febbraio 1831, Zucchi fu mandato in esilio a Milano insieme a Fontanelli, dopo essere stato perseguitato a lungo dal Duca[11].

Le opere che riguardano l'allontanamento del marzagliese specificano che la sua partenza per la città meneghina avvenne il 2 febbraio, mentre quelle che riguardano la partenza del reggiano si limitano ad indicarne con certezza soltanto il mese[12].

Così come la potenziale differenza tra queste due date, anche quella tra le loro date di nascita e tra quelle che indicano l'inizio delle loro carriere militari è minima, e ciò sulle prime potrebbe alimentare il sospetto che i percorsi effettuati dai due possano non essere stati l'uno successivo all'altro, ma paralleli.

Invece, seppure sia praticamente impercettibile, la differenza tra di essi effettivamente esiste, tanto da permetterci di posizionare il modenese prima del reggiano sulla linea di successione. Se, però, tale "rinvenimento" non dovesse essere sufficiente a fugare ogni dubbio relativo alla posizione di costoro, potremmo tranquillamente fare riferimento al legame di amicizia che il Marchese stabilì, sul finire del '700, con il figliastro di Napoleone Bonaparte, Eugène De Beauharnais[13] (Parigi, 3 settembre 1781 - Monaco di Baviera, 21 febbraio 1824), in modo da collocarlo finalmente, una volta per tutte, "a monte" di Carlo Zucchi.

Fontanelli, nato anch'egli, proprio come l'amico e collega, da una antica ed illustre famiglia di origine reggiana, possiede anche un forte legame con il Frignano, essendo stato ospite della cittadina di Pievepelago. Qui il Generale fece costruire persino una abitazione, che però, forse, non riuscì mai ad abitare stabilmente, a causa dell'esilio forzato[14].

Proprio come quella di De Beauharnais, di Zucchi, di Cialdini[15] e di Basini, la vita di Fontanelli è costellata anche di inequivocabili riferimenti massonici: egli fu, infatti, per moltissimo tempo, dignitario del Grande Oriente d'Italia[16], del quale, ricordiamo, il suo amico fraterno Eugène De Beauharnais fu il primissimo Gran Maestro dal 1805 fino al 1814, ovvero fino all'anno in cui il Supremo Consiglio di Milano Honorè Gabriel Riqueti conte di Mirabeau fu costretto allo scioglimento per effetto della caduta del Regno d'Italia.

Con l'arrivo di De Beauharnais, però, i componenti "locali" del misterioso segmento genealogico saranno costretti a lasciare spazio ad alcuni personaggi stranieri che, durante quei turbolenti anni, ebbero a che fare direttamente con il Viceré. E purtroppo, tranne che nel caso di Napoleone Bonaparte, che della carriera del figliastro fu sicuramente l'incentivatore, sugli altri precedessori di quest'ultimo non esistono che poche informazioni, sufficienti solamente per appurare la loro esistenza, il che limiterà inevitabilmente la nostra ricerca, costringendoci a stilare solo un breve elenco dei loro nomi.

Effettueremo questo tentativo fino a quando non sarà più possibile risalire la linea, dopodiché ci troveremo costretti a passare all'individuazione di coloro che si trovano invece "a valle" di Borelli.

Inizialmente l'elenco è composto, come detto anche in precedenza, dal politico e militare corso, fondatore del Primo Impero francese, Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 15 agosto 1769 - Isola di Sant'Elena, 5 maggio 1821), che sposò Marie Josèphe Rose de Tascher de la Pagerie, conosciuta anche come Giuseppina di Beauharnais, quando ella aveva già avuto Eugène dal primo marito Alessandro Francesco Maria, visconte di Beauharnais; e prosegue con Paul Frangois Jean Nicolas, visconte di Barras (Fox-Amphoux, 30 giugno 1755 - Chaillot, 29 gennaio 1829), che i libri di storia descrivono come colui che si accorse per primo delle potenzialità di Napoleone B(u)onaparte e lo aiutò nella sua scalata al potere.

Poi è la volta di Honoré Gabriel Riqueti conte di Mirabeau (Bignon-Mirabeau, 9 marzo 1749 - Parigi, 2 aprile 1791), il quale, secondo gli storici, dopo avere conosciuto Paul Barras ed esserne diventato amico, lo convinse ad iscriversi alla massoneria e a lanciarsi nella politica come repubblicano[17].

Il breve tratto di linea compreso tra Eugène De Beauharnais e l'ultimo membro accertato di essa si conclude sorprendentemente con un britannico, Gilbert Elliot-Murray-Kynynmound, I conte di Minto (Edimburgo, 23 aprile 1751 - Stevenage, 21 giugno 1814), che di Mirabeau fu molto più che semplice amico, essendo stato determinante negli istanti più importanti della sua vita, come si evince anche dalle memorie scritte dal rivoluzionario transalpino insieme ad alcuni membri della sua famiglia[18].

Ma con l'individuazione di Elliot, emerge purtroppo anche un'improvvisa carenza di dati storici, che ci impedisce di rilevare l'eventuale presenza dei tasselli genealogici mancanti, costringendoci di conseguenza ad interrompere la ricerca dei predecessori di Borelli e ad iniziare quella, per la verità assai breve - visto che consta di due soli personaggi - dei suoi successori, che sono Filippo Naldi (Borgo San Donnino, 30 maggio 1886 - Roma, 18 ottobre 1972) e Licio Gelli (Pistoia, 21 aprile 1919 - tuttora vivente - nel 2013, anno di pubblicazione dell'articolo, nda).

Del primo abbiamo già parlato a lungo nell'articolo comparso su Il Frignano n° 5, con il quale provammo ad analizzare il rapporto di amicizia che lo legò ai fratelli pavullesi Borelli e al sacerdote riccovoltese Enrico Vanni, e a frugare nel suo passato di membro del Partito Giovanile Liberale Italiano e di uno strano tipo di massoneria "parallela" italiana - la stessa che continuò a svolgere le proprie funzioni, soprattutto in Francia, anche quando, nel novembre 1925, alcuni provvedimenti provocarono indirettamente lo scioglimento di tutte le Logge massoniche[19] -.

Ma di Pippo parlammo anche come di uno dei membri della cosiddetta Loggia di Propaganda Massonica[20], la potente organizzazione nata nel 1877 per iniziativa di Giuseppe Mazzoni; voci, queste, che furono confermate anche da una serie di colloqui privati, da noi avuti con alcuni alti esponenti della seconda versione della "società segreta", considerata la naturale prosecutrice di quella fondata dal pratese.

Ed è stato proprio per rispettare fedelmente quanto emerso da tali colloqui che abbiamo deciso, pur sapendo di compiere scelte che potrebbero apparire impopolari, di escludere dalla potente élite il personaggio di maggior prominenza tra tutti quelli condotti al potere da Naldi, durante la sua lunga vita - Benito Mussolini -, per assegnare invece al Venerabile Maestro della Loggia di Propaganda Massonica 2 lo scettro di ultimo membro, in ordine di tempo, di quella che, forse impropriamente, abbiamo definito "Genealogia del potere non religioso".

Lo abbiamo fatto nella speranza che qualcuno in futuro, raccogliendo quanto scritto in queste pagine, saprà assumersi la responsabilità di completarla - magari noi... -, individuando anche i successori del montalese, magari all'interno della ristretta cerchia di politici, imprenditori e uomini di affari che, negli ultimi vent'anni, hanno amministrato le istituzioni italiane, trasformandole radicalmente dall'interno, seguendo anche e soprattutto gli ambiziosi programmi stilati dalla potente organizzazione massonica.

NOTE:

[2] Da un'intuizione dello studioso florense Gianfranco Verardi.

[3] Gian Luigi Basini, "I Basini (Chiozza di Scandiano) - Storia e genealogia dal XIV al XXI secolo", Reggio nell'Emilia, Eliografia Spaggiari, 2014.

[4] Paolo Campioli, "Giovanni Borelli e Giuseppe Basini" in "Il Frignano", n° 6, 2014.

[5] Giovanni Prampolini, "Romualdo Belloli - incisore, disegnatore (Scandiano, 1813 - Reggio Emilia, 1890) - La famiglia Belloli nell'Ottocento", Scandiano, Comune di Scandiano, 2004.

[6] Oggi il palazzo ospita la biblioteca cittadina, intitolata al brescellese Antonio Genesio Maria Panizzi, compaesano del Feldmaresciallo del Sacro Romano Impero Raimondo Montecuccoli, il quale infatti, anche se "pavullese" di nascita (in realtà nacque nel castello di Montecuccolo), si trasferì a Brescello in età infantile. Palazzo San Giorgio si trova esattamente in Via Farini, 3.

[7] Antonio Brighi, Attilio Marchesini, "Dimore storiche di Reggio Emilia", Reggio Emilia, Vittoria Maselli editore, Fondazione Pietro Manodori, 2012 - Pag. 113. - L'abitazione è ubicata in Via Guido Da Castello, 25.

[8] Tommaso Sandonnini, "In memoria di Enrico Cialdini - Notizie e documenti", Modena, G. Ferraguti e C. Tipografi, 1911 - Pag. 2.

[9] Ibid. - Pag. 53.

[10] Giovanni Natali, "La rivoluzione italiana del 1831-32 e le sue immediate conseguenze: i governi provvisori, le assemblee costituenti e i plebisciti dell'Italia centrale nel 1859-60", Bologna, R. Patron, 1956 - Pag. 42.

[11] Cesare De Laugier, "Biografia del Barone Carlo Zucchi di Reggio Nell'Emilia, Generale d'Armata, morto il Decembre 19, 1863, scritta dal C.D.L. suo antico compagno d'armi", Reggio Emilia, Tipografia della Gazzetta, 1864 - Pag. 35.

[12] Molto probabilmente, Carlo Zucchi partì dal Ducato il 3 febbraio e arrivò a Milano il 6, insieme con Fontanelli.

[13] Cesare Cantù - "Della indipendenza italiana - Cronistoria - volume primo", Torino, Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1872 - Pag. 429.

[14] Piero Vicini, "La vita di Achille Fontanelli e la sua dimora a Pievepelago" in "Rassegna frignanese" n°29 - 1997-1998, pagg. 302-303. L'abitazione è situata a Pievepelago in Via Roma, 186, mentre la villa in cui Fontanelli abitava regolarmente si trova tra Marzaglia e Cittanova, più precisamente in Via Emilia Ovest, 1670. Fino a poco tempo fa, la chiesetta adiacente alla villa ospitava anche le salme del Generale e di alcuni suoi famigliari. Recentemente, però, una sciagurata ristrutturazione ha snaturato completamente la fisionomia dello stabile, rendendo necessario il trasferimento dei corpi in un luogo imprecisato del parmense.

[16] Carlo Manelli, Eugenio Bonvicini, Sergio Sarri, "La massoneria a Bologna dal XVIII al XX secolo", Tricase, Youcanprint Self-Publishing, 2014 - Pag. 42.

[17] International Napoleonic Congress, "L'Europa scopre Napoleone, 1793-1804: atti del Congresso internazionale napoleonico, Cittadella di Alessandria, 21-26 giugno 1997, Volume 2", Alessandria, Edizioni dell'Orso, 1999 - Pag. 129.

[18] Honoré-Gabriel de Riquetti comte de Mirabeau, Victor de Riquetti marquis de Mirabeau, Jean Antoine Joseph Charles Elzéar de Riquetti Mirabeau, Gabriel Lucas de Montigny, "Memoirs of Mirabeau: biographical, literary, and political - Vol.IV", Londra, Edward Churton Library, 1836 - Pag. 130.

[19] Santi Fedele, "La massoneria italiana nell'esilio e nella clandestinità: 1927-1939", Milano, Franco Angeli, 2005 - Pag. 49.

[20] Di Naldi come membro di una "Loggia di Propaganda", antesignana della P2, ne parla Silverio Corvisieri in "Il mago dei Generali - Poteri occulti nella crisi del fascismo e della Monarchia", Roma, Odradek edizioni, 2001 - Pag. 200.