I nostri articoli storici.

Raissa Olkienizkaia, una scrittrice russa tra guerre e rivoluzioni.

di Paolo Campioli

Raissa Olkienizkaia, nome completo Raisa Grigor'evna Ol'kenickaja, nasce a San Pietroburgo, capitale dell'Impero Russo, il 6 marzo 1886 da una coppia di ricchi farmacisti ebrei, composta da Grigorij e da Elizaveta Pumpjanskie[1].

Dopo essersi trasferita a Varsavia con la madre per un breve periodo[2], a causa forse dello scoppio della prima rivoluzione russa[3], ed essersi diplomata con il massimo dei voti al Liceo Classico della città polacca, ottenendo persino una medaglia d'oro, nel 1905 giunge in Italia, e si stabilisce nel paese trevigiano di Cornuda[4].

Qui conosce il coetaneo Filippo Naldi, detto ''Pippo''[5], suo futuro marito, il quale, in quel momento, è uno dei membri di punta del Partito Giovanile Liberale Italiano (PGLI), un movimento politico che era stato fondato nel 1901 dal giornalista pavullese[6] Giovanni Borelli.

Insieme a questo suo compaesano, anch'egli neo-diplomato al Classico (ma di Belluno)[7], la ragazza russa si iscrive alla Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Padova[8]. Questo avviene a partire dall'anno accademico 1904-05[9].

L'intesa tra di loro sembra subito forte, tanto che, poco dopo avere iniziato a frequentare (e a frequentarsi), si fidanzeranno e convoleranno a nozze[10]. Si sposeranno il 4 luglio 1907 nel municipio della città veneta, dove entrambi ancora risiedono[11]. Ad officiare la cerimonia sarà il sindaco Antonio Serena[12].

Gli sposi, che sono molto religiosi, non potranno tuttavia unirsi subito anche con rito religioso, in quanto di confessione diversa. Per farlo saranno costretti a richiedere una dispensa papale[13]. Nel momento del matrimonio, Pippo è già da qualche anno uno degli animatori dell'attività del PGLI anche all'interno della facoltà patavina di giurisprudenza.

Questo partito, uno dei primi tentativi di dare una forma di ufficialità al movimento liberale italiano, era stato fondato, come detto, nel febbraio 1901 dal pavullese Giovanni Borelli, ma il progetto era in cantiere sin dal 1896.

Raissa e Pippo a Berna.

Tuttavia, poco dopo essere convolati a nozze, i due si trovano costretti a interrompere la frequentazione dei corsi universitari, per trasferirsi a Berna[14], luogo dove nel gennaio 1909 nascerà Gregorio, il loro primogenito.

Faranno ritorno in Italia dopo qualche tempo. Non prima però di avere stretto amicizia con personaggi di indiscusso spessore: uno di questi è il sociologo ed economista italo-francese Vilfredo Pareto[15]. Qualcuno avrebbe fatto il nome anche di Vladimir Lenin, ma non esistono prove certe di incontri con lui.

Al ritorno in Italia Pippo inizia a collaborare con alcuni importanti quotidiani italiani, tra cui La Tribuna di Roma, Il Secolo di Milano e Il Resto del Carlino di Bologna[16]. La sua carriera inizia a decollare ufficialmente nei primi anni Dieci. Al contrario di quella della moglie, che inizierà soltanto nel decennio successivo.

Cosa fa quindi Raissa negli anni Dieci, oltre naturalmente ad accudire il figlio maschio appena nato? Proviamo a scoprirlo.

Partiamo col dire che quelli sono gli anni durante cui Pippo riesce ad allacciare importanti rapporti con numerosi colleghi di partito del PGLI, in particolare con il capo del movimento, Giovanni Borelli, e con suo fratello Tomaso. Per conto di Giovanni, egli lavorerà anche come conferenziere[17], soprattutto nella campagna elettorale del 1913, diventandone in pratica il braccio destro.

Riteniamo che quanto appena detto sia importante ai fini del nostro racconto perché il capo del PGLI sarà legato da una profonda amicizia anche con la Olkienizkaia, ossia con la vera protagonista di questo articolo. Se invece volete sapere qualcosa di più sull'amicizia tra Borelli e Pippo, vi rimandiamo ad una serie di nostri articoli, citati in nota[18].

Il legame tra la scrittrice e il politico pavullese permetterà a lei di "entrare in simpatia" anche con un altro personaggio che, anche se meno noto del Borelli, diventerà tuttavia molto importante per i Naldi.

Egli è un misterioso esponente del mondo cattolico che, grazie alla sua grande capacità di comunicare la fede, riuscirà a ritagliarsi un ruolo di primo piano addirittura all'interno della loro famiglia[19].

Anzi, costui per i Naldi diventerà quasi una guida spirituale: stiamo parlando del sacerdote Enrico Vanni, nato a La Raggia di Riccovolto[20], una piccolissima località appenninica che ora si trova in provincia di Modena, proprio come il paese natale di Giovanni Borelli.

Piccola parentesi: com'è noto, fino al 1912, anno della stipula del Patto Gentiloni, i rapporti tra politica e chiesa rimasero assai complicati, a causa dell'Unità d'Italia e della fine dello Stato della Chiesa. Pertanto probabilmente Borelli e Vanni, anche se conterranei, non poterono mai, prima di allora, palesare troppo la loro amicizia.

Anche per ovviare a questo impedimento, Vanni, sin da giovanissimo, aveva deciso di aderire al cosiddetto Modernismo teologico[21], e questo lo aveva portato alla convinzione che la Chiesa dovesse aprirsi maggiormente al liberalismo.

Proprio nel rispetto di questa suo pensiero, sin dai primi anni del '900 aveva appoggiato segretamente il Borelli. Dopo il 1912 però iniziò a farlo pubblicamente, anche attraverso vari articoli da lui firmati, destinati ai vari fogli ufficiali del PGLI. Aveva appoggiato l'amico conterraneo anche attraverso un'accademia, da lui cofondata in quel di Pievepelago (MO), chiamata Lo Scoltenna, tuttora esistente. Di tale accademia, cofondata da Vanni, Borelli era socio onorario.

Il sacerdote era stato quindi, in qualche modo, una specie di precursore del succitato patto, perché attraverso questo, nel 1912, i liberali e i cattolici si allearono politicamente in vista delle prime elezioni a suffragio universale maschile, quelle del 1913. Anche se poi, per tali sue scelte inaccettabili per il mondo cattolico di allora, il sacerdote di Riccovolto subì una serie di punizioni da parte della Santa Sede, che lo costrinsero ad accettare di diventare Canonico Palatino della Basilica di San Nicola di Bari.

La parentesi bolognese.

Abbiamo voluto riportare alcune nostre idee in merito al rapporto di amicizia esistito tra Raissa e questi due misteriosi quanto influenti personaggi modenesi perché, a nostro avviso, costoro sarebbero stati fondamentali non solo per la carriera di Naldi, ma anche per quella della stessa scrittrice.

Sarebbero stati fondamentali per il seguente motivo: la sua carriera inizia, come detto, molto dopo quella del marito e, inoltre, come ha scritto anche la professoressa Maria Pia Pagani nell'opera citata in nota[22], decolla soprattutto grazie alle conoscenze che lo stesso marito ha nell'ambiente editoriale italiano.

Conoscenze che però (ed è qui che secondo noi la nostra tesi assume valore) lui non avrebbe mai potuto avere se nell'autunno 1913 il nominato Borelli non avesse caldeggiato fortemente la sua nomina a direttore de Il Resto del Carlino di Bologna[23].

Pertanto, se prendiamo per buone queste ultime considerazioni, ne dedurremo, di riflesso, che anche la carriera della Olkienizkaia, probabilmente, non sarebbe mai potuta iniziare se il Borelli non avesse avuto un occhio di riguardo per l'amico e collega Naldi in quel momento cruciale della sua carriera.

Negli anni in cui Pippo dirige il Carlino, anche la sua famiglia vive a Bologna, più precisamente in una abitazione ubicata al numero 109/2 di Via Castiglione, poco fuori Porta Castiglione, appunto[24]. E, proprio a Bologna, la moglie darà alla luce la terza figlia, che prenderà il nome di Elisabetta.

Negli anni '50 Elisabetta Naldi, dopo un breve matrimonio con il direttore d'orchestra italo-rumeno Roman Vlad[25], sposerà uno dei più famosi scrittori francesi della storia, il comunista Roger Vailland. In conseguenza a ciò diverrà anch'ella attivista comunista[26]. In Francia ancora oggi ella è ricordata come Elisabeth Vailland.

Occorre tuttavia ricordare che, in precedenza al periodo bolognese dei Naldi, Raissa aveva dato alla luce anche un'altra figlia, a cui era stato dato il nome Giovanna. La bambina era nata nel febbraio 1912 a Roma[27]. Evidentemente quindi, prima di trasferirsi in pianta stabile nella città felsinea, i Naldi avevano vissuto per qualche tempo anche nella capitale.

Questo, forse, era avvenuto perché Pippo, negli anni intorno a quello di nascita della figlia, aveva svolto la funzione di corrispondente dall'Albania e dal Montenegro per il quotidiano romano La Tribuna, diretto da Luigi Roux prima e da Olindo Malagodi poi.

Non sappiamo però se allora abitassero già o meno nella abitazione che il sito Russi in Italia[28] segnala come quella storica di Raissa, e che si trova(va) al 16 di Via di Propaganda (tanto per intenderci, di fronte all'ingresso laterale del Palazzo di Propaganda Fide, a due passi da Piazza di Spagna)[29].

Ciò che sappiamo per certo però è che, fino al momento dell'assunzione della direzione del Carlino da parte di Pippo, sua moglie era rimasta abbastanza nell'ombra. Prima del 1914 infatti nessuno l'aveva mai menzionata, chiamata in causa, citata. Per gli addetti ai lavori era, in pratica, solamente la moglie russa di uno dei tanti corrispondenti di quotidiani finanziati dagli industriali saccariferi italo-svizzeri[30]. In pratica, un fantasma.

Forse questo avvenne perché il marito nei primi anni '10 non era ancora abbastanza noto da attirare l'attenzione dell'opinione pubblica.

La prima volta che viene citata in modo significativo da qualcuno è poco dopo la fondazione del quotidiano mussoliniano Il Popolo d'Italia, operazione in cui Pippo, anche come direttore de Il Resto del Carlino, ha un ruolo fondamentale, come procuratore dei primi finanziamenti per permettere la nascita del quotidiano milanese[31], ma anche come ideatore dell'intero progetto.

Prima di questo avvenimento nessuno aveva davvero mai pensato a lei.

Paradossalmente, neanche quando nel 1913 il marito era riuscito, in maniera assai sorprendente per la verità, a impiantare una importante agenzia telegrafica (la Agenzia Telegrafica Italiana) nella sua città natale (San Pietroburgo), attraverso il Ministro degli Esteri di allora[32]. Solo nel 1914 il suo ruolo di moglie di Naldi inizia ad incuriosire gli inquirenti.

Raissa Olkienizkaia e Il Popolo d'Italia.

Tra il 1959 e il 1960, Giorgio Bontempi e Paolo Alatri, rispettivamente giornalista e storico - molto noti nel XX secolo - hanno portato alla luce una serie di documenti segreti in cui si parla della Olkienizkaia come di una nihilista russa che aveva partecipato alla fondazione de Il Popolo d'Italia, fornendo in qualche modo assistenza, molto probabilmente linguistica, necessaria per permettere al quotidiano milanese di ottenere una serie finanziamenti russi "segreti"[33], anche attraverso alcuni Consoli ed alti ufficiali che provenivano dall'Impero dello Zar.

In tali documenti, di cui noi purtroppo non siamo mai riusciti a entrare in possesso, verrebbe nominata insieme ad un'altra donna, tale Amalia Banck[34], moglie di Alberto Caroncini, giornalista collaboratore del Carlino di Naldi caduto in guerra nel novembre 1915.

Secondo Arcari, le operazioni condotte dalle due nihiliste sarebbero da datare all'autunno del 1914[35], ma da collocare in realtà poco prima dei primi incontri milanesi tra Naldi e Mussolini, quelli tanto per intenderci che il 15 novembre 1914 portarono alla nascita del quotidiano socialista interventista Il Popolo d'Italia.

Secondo Giorgio Bontempi, invece, autore di una intervista a Naldi pubblicata nel 1960 su Il Paese, quotidiano romano di ispirazione comunista, la Olkienizkaia e la Banck avevano, all'epoca, "delle conversazioni politiche con Mussolini"[36]. Sarebbero state loro, quindi, a preparare il terreno per dare modo a Pippo di arrivare a Milano al fine di portare a compimento la svolta interventista di Mussolini.

Come molti di voi senz'altro già sapranno, egli, convincendo Benito a fondare Il Popolo d'Italia, ne provocò anche l'espulsione dal Partito Socialista Italiano[37], in quanto tale partito era prevalentemente neutralista, e soprattutto mal digeriva la presenza di interventisti dichiarati al suo interno[38].

Nel momento descritto, la Russia non era ancora in mano ai bolscevichi.

Mussolini però tendeva ad accentuare la sua tendenza rivoluzionaria[39], e questo veniva favorito sicuramente anche da Pippo e Raissa, dato che, come si è dimostrato, entrambi appoggiarono apertamente la nascita del suo nuovo quotidiano.

Tra il 1914 e il 1915 abbiamo però un Impero Russo ancora molto forte: la rivoluzione dei primi anni del '900[40] lo ha sì destabilizzato, ma non lo ha ancora annientato definitivamente. Insomma, non gli è ancora arrivato il colpo di grazia finale, che, come sappiamo, verrà assestato solo tra l'ottobre e il novembre del 1917 con l'ultima grande rivoluzione[41].

C'è però ancora una sanguinosa guerra mondiale da combattere. Una guerra che l'Italia combatterà tra l'altro come alleato proprio dell'Impero Russo, fino al ritiro di quest'ultimo dal conflitto, che avverrà nel marzo 1918[42].

Raissa sembra diventare perciò assai importante, se non fondamentale nel periodo della cosiddetta "Neutralità italiana" (agosto 1914-maggio 1915)[43], anche per il Regno d'Italia, perché fornisce un contributo fondamentale per portare lo stesso Regno ad avvicinarsi gradualmente alle forze della Triplice Intesa, dopo l'abbandono dell'alleanza con gli Imperi Centrali[44].

Quelli della "Neutralità italiana" sono anche i mesi in cui numerosi esponenti della diplomazia russa giungono in Italia proprio per cercare di trascinare l'Italia del Presidente Salandra dalla loro parte.

E la scrittrice diventerà probabilmente importante anche per loro, perché tali diplomatici russi alla fine riusciranno effettivamente a portare l'Italia in guerra al loro fianco, forse anche grazie alla mediazione di quelle due nihiliste russe citate nel 1959-60 da Alatri e Bontempi. Inizialmente, quindi, la nostra letterata non diventa famosa in Italia come scrittrice, poetessa o traduttrice. Il suo primo compito sembra essere, anzi, del tutto simile a qualcosa legato all'informazione segreta, da svolgere anche e soprattutto insieme al marito.

Lei e Pippo sembrano davvero due entità inseparabili, che di comune accordo portano avanti un progetto segreto davvero misterioso, un progetto che sembra addirittura andare oltre il matrimonio. Esso infatti ha tutta l'aria di essere qualcosa di più alto, superiore. Qualcosa che, inoltre, sembra interessare paradossalmente più il mondo filo-rivoluzionario russo che quello liberale, moderato e filo-ecclesiastico italiano a cui Pippo dice di appartenere.

La carriera di scrittrice.

Ciò peraltro presenta una evidente e curiosa corrispondenza col fatto che, come vedremo, sarà proprio nel periodo delle lotte operaie e contadine conosciuto oggi come "Biennio rosso" (1919-1920) che la moglie di Naldi, arrivata in Italia, tra l'altro, sospinta dai venti rivoluzionari russi[45], inizierà ad affacciarsi nel mondo della letteratura italiana, dapprima come scrittrice e poetessa, poi come traduttrice dal russo di opere famose scritte e pubblicate nella sua patria natìa[46].

Quindi a questo punto potrebbe avere senso affermare che la coppia italo-russa era composta da due individui difficilmente catalogabili, visto che costoro potrebbero avere lavorato addirittura anche a favore della diffusione dell'idea rivoluzionaria filo-sovietica in Italia.

La nostra ipotesi potrebbe essere resa valida dal fatto che i primissimi incontri tra Raissa e Mussolini (assolutamente provati, perché sono stati citati ripetutamente anche da due autorevoli professionisti come Alatri e Bontempi), avvenuti nella hall dell'albergo milanese Bella Venezia[47] - ma forse anche nella sede di Avanti![48], organo ufficiale socialista di cui Benito rimase direttore fino all'ottobre 1914 - si sarebbero svolti alla luce del sole, forse addirittura in presenza di alcuni collaboratori del quotidiano stesso, che allora, ricordiamo, era espressione di una forza politica filo-rivoluzionaria.

E la nostra ipotesi potrebbe diventare ancor più valida aggiungendo che, dopo essere riuscito a strappare Mussolini al partito filo-proletario, Naldi continuò a mantenersi in ottimi rapporti anche con i successivi direttori di Avanti!, soprattutto con Giacinto Menotti Serrati, il quale diresse l'organo socialista dal 1914 al 1922.

Esistono infatti testimonianze di frequenti incontri tra i due, avvenuti nel 1917 all'interno del centralissimo Ristorante milanese "Cova" (il quale però allora non si trovava dove si trova adesso, ma all'angolo tra via Verdi e via Manzoni, a due passi dal Teatro alla Scala)[49].

Tutto ciò ci servirà per concludere che, molto probabilmente, il grande contributo dato dalla Olkienizkaia e da Naldi alla causa del socialismo interventista nella metà degli anni '10 potrebbe essere la chiave per capire il perché il successo letterario della russa ebbe luogo proprio durante il "Biennio rosso"[50].

Infatti, come spiegato anche in nota, la sua prima fatica letteraria verrà pubblicata nel 1920, e cioè nel bel mezzo di tale biennio. Nello stesso anno tra l'altro della strage di Palazzo d'Accursio, avvenuta a Bologna in conseguenza degli scontri tra squadristi, Guardie Rosse e Pubblica Sicurezza.

Abbiamo voluto ricordare tale tragico avvenimento perché abbiamo saputo che, da una parte, portò alla definitiva fascistizzazione del Carlino[51], ma dall'altra (e questo a nostro avviso è molto interessante) portò anche al progressivo distacco di Pippo dalla stessa testata. Pertanto, forse, tale distacco avvenne in quel preciso momento proprio perché il tragico avvenimento e la conseguente fascistizzazione del quotidiano di Piazza de' Calderini[52] erano del tutto incompatibili con la vicinanza del giornalista al mondo socialista.

Altro elemento probante, quindi, la validità di quanto da noi affermato in precedenza in merito ai rapporti tra i Naldi e l'ambiente filo-proletario e filo-rivoluzionario.

Se poi andiamo a rileggere una breve nota del Comune di Bologna, ora presente anche nel nostro archivio, nella quale sono annotate le variazioni residenziali dei Naldi, tale validità cresce ulteriormente, perché tale nota dimostra che costoro si trasferirono da Roma a Bologna il giorno 12 febbraio 1915, ed anche che non fecero ritorno a Roma prima del 28 gennaio 1920[53].

Ciò significa che, nel momento della strage di Palazzo d'Accursio, non abitavano già più nel capoluogo emiliano (anche se in realtà Pippo continuava ad avere tuttavia un ruolo di rilievo all'interno del Carlino, forse anche come azionista di maggioranza). Nello stesso periodo, inoltre, egli appoggiò, anche finanziariamente, la nascita degli Arditi del Popolo, nota organizzazione paramilitare di orientamento filo-proletario (era di fatto una delle formazioni di difesa proletaria)[54] fondata dall'anarchico Argo Secondari.

Raissa, Pippo e la Russia menscevica.

Nel 1920, quindi, nel curriculum della famiglia italo-russa era già presente una serie infinita di contatti con le varie forze che si opponevano, anche con una certa decisione, alla destrizzazione del movimento fascista. Anzi, forse pure loro erano attivi (segretamente?) nel gruppo formato da tali forze.

Tale loro ruolo segreto, inoltre, potrebbe essere stato anche il motivo per cui, a un certo punto, la loro figlia minore Elisabetta decise sorprendentemente di fare propri i principi del comunismo, e di sposarli in pieno, negli anni, anche insieme al marito scrittore francese Roger Vailland[55] (al contrario della sorella maggiore Giovanna, la quale frequentava personaggi come Indro Montanelli ed era abbastanza vicina al fascismo).

In funzione dell'analisi del ruolo segreto dei Naldi non si dovrà dimenticare anche che nel 1917, a Pietrogrado (che, ricordiamo, era sempre la città natale della Olkienizkaia, visto che San Pietroburgo aveva assunto tale nome nel 1914)[56], Pippo deciderà di entrare in contatto con un influente politico menscevico, già deputato della seconda Duma e Ministro delle Poste e Telegrafi del Governo provvisorio di Aleksandr Fëdorovič Kerenskij[57], tal Irak'li Ts'ereteli.

Con questo personaggio egli rimarrà a lungo in ottimi rapporti, e con lui si incontrerà ripetutamente, anche quando questi si trasferirà a Parigi in esilio. Non solo: quando il russo morirà, nel maggio 1959, Pippo deciderà di dire tutta la verità sul fascismo e sui rapporti di Mussolini con l'Impero Russo.

Lo farà tra l'altro nel corso di una lunghissima intervista, rilasciata non a un quotidiano qualsiasi, bensì al quotidiano comunista Il Paese, e l'intervista di cui stiamo parlando è la stessa in cui sono presenti anche le numerose informazioni segrete riguardanti il lavoro (di informazione segreta?) svolto da Raissa in occasione della nascita de Il Popolo d'Italia.

L'amicizia con Ts'ereteli, invero assai strana e singolare, la cui importanza storica è sempre stata, a nostro avviso, ampiamente sottovalutata, fu anche ciò che permise a Naldi di diventare testimone attivo della caduta dello Zar Nicola II, ma, soprattutto, della nascita di una nuova Russia sovietica guidata dai bolscevichi.

Anche questo fatto, quindi, contribuirà senz'altro a metterlo ancora una volta ai primi posti della lista dei liberali e/o dei conservatori europei che ebbero forti legami anche coi movimenti politici filo-rivoluzionari, ma nel senso anti-fascista del termine. Di conseguenza a ciò, però, anche la moglie, vista la sua provenienza, la sua nazionalità, non potrà assolutamente essere esclusa dalla stessa lista.

Non bisogna dimenticare inoltre che il marito di Raissa, mentre entrava in contatto con i filo-rivoluzionari menscevichi[58] nell'Impero Russo in via di capitolazione, incontrava abitualmente anche lo Zar Nicola II Romanov. Gli incontri tra i due ebbero luogo a Carskoe Selo[59], una località a una trentina di chilometri a sud di Pietrogrado, dove si trovava la residenza estiva degli Zar di Russia...

Chi era quindi veramente Filippo Naldi? Ma, soprattutto, chi era veramente Raissa Olkienizkaia? E chi permetteva loro di entrare in contatto liberamente con qualsiasi tipo di forza politica, senza subire alcuna ripercussione? Abbiamo posto una serie di domande a cui sarà difficile, se non impossibile dare risposte. Di sicuro sarà impossibile darle in questa sede.

Quindi, consci di questo, non ci resta altro da fare che proseguire con l'analisi della vita letteraria della nostra scrittrice, dopo avere rilevato la sua centralità nella carriera del marito, e viceversa, ma anche la loro assoluta vicinanza al mondo filo-proletario e filo-rivoluzionario.

La sua carriera letteraria inizia come detto nel 1920.

Vorremmo partire ad analizzare la stessa riportando alcuni passi di un articolo di Maria Pia Pagani intitolato "Un regista in esilio e la sua traduttrice: Nikolaj Evreinov e Raissa Ol'kenickaja Naldi"[60]. Eccoli:

"Ho letto il suo bellissimo saggio su Ievreinov, ma, come avevo già osservato quando Giovanni Borelli me lo portò, è per la sua mole piuttosto adatto ad una rivista che a un giornale". (...) "Egregio Signore, il prof. Giovanni Borelli mi scrive di averle consegnato da tempo un mio piccolo studio sull'originalissimo pensatore e drammaturgo contemporaneo russo, N.N. Jevreinov, completamente ignoto in Italia". (...) "Il mio amico Borelli m'informo delle obbiezioni che Ella mosse sulla misura del mio lavoro". (...) "Il prof. Borelli mi ha accennato anche a una lettera che Ella mi avrebbe già scritta e la quale non mi è mai giunta".

Lo scambio epistolare che contiene queste brevi frasi, all'interno di cui, come avrete certamente intuito, viene messa in evidenza l'amicizia tra la moglie di Pippo Naldi e il politico e giornalista pavullese Giovanni Borelli, è datato però 1926. Ed è quindi molto avanti rispetto all'inizio della carriera letteraria che stiamo analizzando.

Questo lungo passo del saggio della Pagani, anche se cronologicamente distante dagli inizi della suddetta carriera, ci tornerà comunque utile per dimostrare che nel 1926 l'amicizia tra la scrittrice e il nume tutelare del marito era sicuramente ancora molto forte.

Per quale motivo però stiamo dando così tanta importanza a questo dato? Stiamo facendo ciò perché abbiamo saputo che nel 1926, mentre appunto questi due personaggi continuavano a manifestare pubblicamente la loro amicizia, il marito di lei era in procinto di trasferirsi in Francia in esilio volontario, dopo essere stato accusato di avere provocato il crack del Banco Adriatico di Cambio[61].

Cosa significa questo? Significa senza alcun dubbio che Borelli nel 1926 decise di scendere in campo per aiutare Raissa in uno dei momenti sicuramente più difficili per i Naldi. Quest'ultimo dato ci permetterà di ricavare qualcosa di molto utile dal punto di vista storico, che andrà a rafforzare probabilmente quanto detto in precedenza sulla tendenza filo-rivoluzionaria dei Naldi e dei loro collaboratori.

Qualcosa che però in questo momento del nostro racconto è tuttavia impossibile da rilevare, perché non abbiamo ancora spiegato nulla delle strane dinamiche che portarono Borelli, Pippo e Raissa a interagire costantemente tra di loro in quel periodo di difficoltà.

Nulla da temere, però: tale qualcosa emergerà in automatico nelle prossime righe del nostro articolo.

Il ruolo del pavullese Giovanni Borelli.

Emergerà soprattutto quando troveremo un collegamento tra il fatto che il liberale Borelli, dimenticando per un attimo di appartenere a uno schieramento politico anti-rivoluzionario, decise di aiutare una russa ex nihilista probabilmente filo-rivoluzionaria (tra l'altro nel momento di massima autorità del fascismo), e il fatto che Naldi, una volta fuggito in Francia, andò ad unirsi immediatamente alla colonia dei socialisti fuoriusciti, composta peraltro anche da numerosi ex compagni di partito del defunto Giacomo Matteotti.

Ciò che si può dire del comportamento di Borelli è che egli intervenne sicuramente per aiutare due personaggi come Pippo e Raissa che, stando a quanto emerso dall'analisi della fuga in Francia del primo dei due, potevano essere considerati di fatto antagonisti del Regime.

E questo a nostro avviso è storicamente importantissimo.

Lo è perché Borelli (in quel momento tra l'altro collaboratore del fascista Il Popolo d'Italia)[62], sentendo il bisogno di accorrere in aiuto della scrittrice in un momento così difficile per la sua famiglia, dimostrò probabilmente di voler aiutare non solo la moglie di un suo amico, ma anche una ebrea russa, con tendenze nihiliste e rivoluzionarie. Moglie tra l'altro di un liberal-socialista (perché Pippo, di fatto, lo era) che da qualche anno si trovava anche perseguitato dal fascismo più estremista, anche per la sua vicinanza al mondo anti-fascista.

Pertanto nel 1926 Borelli dimostrò anche, così facendo, di voler convergere a tutti i costi anche con le forze, rappresentate anche dai Naldi, che temerariamente si opponevano in qualche modo - e come potevano - allo strapotere della dittatura. Forze che, oltretutto, erano le stesse che avevano appena subìto anche l'omicidio di un loro esponente, in un tragico pomeriggio di giugno del 1924 (Matteotti).

Quindi, forse, basandoci su questi ultimi dati, ma anche sul fatto che non esistono documenti che dimostrino l'iscrizione dei Naldi al Partito Nazionale Fascista od anche la loro partecipazione alla creazione dei Fasci Italiani di Combattimento, non potremo più riferirci a Pippo, e a questo punto anche alla moglie, come a due figure prive di legami con organizzazioni che sostenevano la lotta anti-fascista contro lo strapotere delle sezioni più estremistiche del fascismo italiano.

Che erano poi quelle che avevano partecipato alle adunate fasciste più importanti, come quella di Piazza San Sepolcro del marzo 1919. C'è da ricordare inoltre che il marito di Raissa non partecipò nemmeno alla Marcia su Roma. Quel giorno infatti si trovava a Cavour alla festa di compleanno per gli ottant'anni dell'allora già ex Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti[63].

Di conseguenza a ciò si può dire quindi che la loro amicizia con Borelli e il sostegno fornito da costui nel loro momento di massima difficoltà potrebbe confermare ancora una volta che esisteva davvero un progetto segreto, forse anche filo-rivoluzionario e filo-proletario, dietro all'universo dei vari Naldi, Borelli ecc.

Un progetto che oltretutto aveva radici ben piantate nella Russia rivoluzionaria, di cui molto probabilmente la Olkienizkaia era parte integrante. Di sicuro il progetto di questi personaggi aveva le radici ben piantate nel Grande Oriente d'Italia, più che nella Gran Loggia di Piazza del Gesù, ma non è questo il momento nè la sede per fare una disamina della vita dei Naldi osservandola da un punto di vista massonico.

La Olkienizkaia e il Biennio Rosso.

Per ora ci limitiamo a dire che, se è vero che gli storici sono riusciti ad entrare in possesso di svariati documenti che li associano chiaramente al mondo liberale, cattolico, ebraico, socialista e, più in generale, progressista, è vero anche, però, che nessuno di loro è mai riuscito a portare alla luce tracce di un loro vincolo esclusivo con il Regime fascista[64].

Questo spiegherebbe del resto anche perché Raissa come scrittrice raggiunse il successo proprio durante il "Biennio rosso". E il ruolo avuto da Borelli nella loro vita potrebbe diventare quindi fondamentale per capire la loro vera tendenza politica.

Certo, non si può dire che Giovanni non fosse vicino al fascismo, anche e soprattutto nel momento in cui aiutava Pippo e la sua famiglia; il suo legame con il fascismo era infatti assolutamente evidente. Anche se, comunque, egli cercava spesso un confronto anche con gli avversari politici.

Dopo avere pensato a lungo alla situazione politica in cui costui era solito muoversi e al suo ruolo di leader liberale, assai particolare, in quanto abbastanza atipico[65], siamo giunti alla conclusione che forse egli volle mantenersi sempre nell'area liberal-fascista perché magari, a differenza di Pippo, non poteva permettersi di sbilanciarsi troppo in senso anti-fascista. E questo forse perché, a differenza del collega, non aveva una moglie ebrea russa (la sua infatti era nata a Pesaro)[66] che poteva permettergli magari di rimanere in contatto anche col mondo menscevico, filo-proletario, dei rivoluzionari russi senza subire la persecuzione del Regime.

Forse davvero, se avesse potuto, anche lui si sarebbe avvicinato maggiormente al mondo bolscevico e menscevico come il suo figlioccio Naldi...

Ma, anche se non poteva sbilanciarsi troppo, Borelli, da grande uomo liberale qual era, con i valori della rivoluzione risorgimentale insiti e radicati nel suo animo, decise di appoggiare ugualmente la spinta segretamente filo-rivoluzionaria del suo allievo prediletto e quella della di lui moglie, e lo fece addirittura fino alla fine dei suoi giorni, sebbene, come detto, fosse diventato nel frattempo una delle firme più importanti di un quotidiano come Il Popolo d'Italia che aveva completato la propria fascistizzazione già nel 1918-1919.

La trilogia "Tre vie".

Ora però vorremmo entrare davvero nello specifico della carriera letteraria della protagonista del nostro articolo: nel 1920 ella pubblica la sua prima opera, firmandola però come Raissa Naldi[67]. Si tratta di una trilogia, intitolata "Tre vie", scritta completamente in italiano.

L'opera viene pensata per il ritorno in scena della nota attrice vigevanese Eleonora Duse, musa di Gabriele D'Annunzio, la quale si era ritirata dalle scene molti anni prima, nel 1909. Essa, tuttavia, non verrà mai rappresentata[68]. La trilogia viene però pubblicata da un editore napoletano, tal Gennaro Giannini.

Curiosamente, gli anni della pubblicazione di tale trilogia da parte di Giannini sono gli stessi in cui Pippo Naldi si avvicina, insieme anche al generale Peppino Garibaldi, nipote del grande Giuseppe, l'Eroe dei due Mondi[69], al radicale melfitano Francesco Saverio Nitti, partecipando a un ambizioso progetto per l'ampliamento, anzi per la costruzione, di un nuovo porto del sud, che, guarda caso, doveva sorgere proprio nelle adiacenze della città da cui proveniva il nominato Giannini[70].

Si tratta forse solo di una coincidenza, ma visto che, come ha scritto Maria Pia Pagani, il successo letterario della Olkienizkaia derivò soprattutto dalle conoscenze che il marito aveva nell'ambiente editoriale (a proposito, non bisogna dimenticare che anche Nitti era assai influente nel mondo dell'editoria, perché controllava un quotidiano radicale, il romano Il Paese, che era stato creato in pratica solo per fare propaganda alla sua politica)[71], sapere che lo stesso Pippo, nell'anno della pubblicazione di "Tre vie", era impegnato insieme a Nitti nella realizzazione del suddetto porto, andrà a rappresentare qualcosa da cui forse sarà difficile se non impossibile prescindere se si desidera capire le origini della carriera letteraria di sua moglie.

E' singolare ma nel contempo significativo anche sapere che all'insuccesso del progetto per la realizzazione del porto napoletano fece seguito quello del libro di Raissa. Altra curiosa coincidenza.

Non solo: ella, dopo quella infelice esperienza, non avrà la possibilità di pubblicare altre opere letterarie significative. Pubblicherà solamente una raccolta di poesie personali[72], dopodiché si dedicherà (o sarà costretta a dedicarsi?) alle traduzioni dal russo all'italiano di opere di grandi scrittori russi. Si potrà quindi concludere che, se è vero che da una parte le relazioni del marito facilitarono l'inizio della sua carriera, è però anche vero che a un certo punto le stesse relazioni andarono a limitare in modo considerevole le sue aspirazioni.

Tra l'altro questo avvenne proprio quando lui, intorno al 1921, iniziò a frequentare con una certa assiduità Parigi, anche in compagnia di altre donne, in particolare della principessa romana Maria Ruspoli, maritata de Gramont, la quale era diventata duchessa nel 1907 dopo il matrimonio con il duca francese Agénor de Gramont[73].

La raccolta "Lo specchio", la crisi e il periodo parigino.

Tra il 1920 e il 1923 la Olkienizkaia, dopo avere abbandonato la strada della narrativa, pubblica una raccolta di poesie intitolata ''Lo specchio''. Grazie a cui ottiene una discreta popolarità. La raccolta le permette infatti di entrare in contatto la Corporazione delle Nuove Musiche, una organizzazione fondata dal compositore torinese Alfredo Casella insieme a Gabriele D'Annunzio, la quale deciderà di utilizzare alcune sue poesie come liriche per canto[74].

Quello durante cui avviene la pubblicazione di tale raccolta è tuttavia un triennio assai complesso per la famiglia Naldi.

Per spiegare perché dovremo fare riferimento ancora una volta a D'Annunzio, e al fatto che, proprio nel momento in cui inizierà a collaborare con Raissa, diventando così facendo testimone attivo della sua crescita professionale, il poeta diventerà però nel contempo anche testimone delle relazioni extraconiugali di Pippo...

Questo perché frequenterà assiduamente il castello piacentino di Vigoleno, che era stato acquistato da Maria Ruspoli e da Naldi tra il 1921 e il 1922 anche per essere trasformato in una specie di loro covo d'amore più o meno segreto.

Insieme al vate, in quell'importante castello posto al confine tra Piacenza e Parma, vicinissimo tra l'altro sia alla città termale di Salsomaggiore, sia al paese natale di Naldi (Borgo San Donnino-Fidenza), saranno avvistati in quegli anni molti altri personaggi famosi, tra cui il pittore surrealista Max Ernst, l'attrice Mary Pickford, il poeta Jean Cocteau, il pianista Arthur Rubinstein e l'attrice Anna Pavlova. Tanto per citarne alcuni. Ma la lista è davvero lunghissima[75].

Chiaramente però non vi sarà mai avvistata l'artista russa della parola Raissa Olkienizkaia.

Quelli descritti però saranno anche gli anni in cui il vate, dando seguito in pratica alla breve parentesi socialista che aveva trascorso tra il 1900 e il 1906, si avvicinerà in modo concreto anche al mondo sovietico, tanto che a un certo punto arriverà a riconoscere persino la legittimità della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa[76].

E questo andrà a rappresentare senza dubbio un altro forte punto di contatto tra lui, Raissa, Naldi e lo Stato russo succeduto all'Impero zarista.

Dopo l'esperienza come poetessa, che, da una parte, darà probabilmente grandi soddisfazioni alla nostra scrittrice, poiché come detto le sue poesie verranno utilizzate anche come liriche per canto, ma che forse dall'altra non le faranno raggiungere purtroppo i risultati commerciali sperati, per lei si aprirà una nuova stimolante parentesi, una nuova parte di carriera, sicuramente molto più remunerativa di quelle precedenti, e che sarà anche quella attraverso cui riuscirà a raggiungere la notorietà, il grande pubblico: quella di traduttrice.

Nello specifico, di traduttrice dal russo all'italiano di importantissime opere russe. Vorremmo ricordare anche che in questo campo ella è ricordata ancora oggi come una delle maggiori, se non la maggiore traduttrice del XX secolo[77].

In merito alla sua carriera, Maria Pia Pagani ha scritto che:

Raissa nel 1925 viveva a Parigi, dove stava attraversando un momento molto delicato della sua vita familiare a causa dei gravi problemi finanziari del marito Filippo Naldi (...). Il dissesto economico che li aveva colpiti (in seguito alla chiusura de Il Tempo, NdA), comportò il pignoramento della loro casa romana. Raissa fu costretta a vivere per lungo tempo sola con i figli, poiché del marito, rifugiatosi all'estero per sfuggire ai debiti e al carcere, per circa tre anni non si ebbero notizie e se ne sospettò addirittura la morte. Trasferitasi nel 1925 con i figli e alcuni parenti a Parigi, frequentò gli emigrati russi e, per far fronte alle tante necessità, lavorò molto come traduttrice per case editrici francesi e italiane. Raissa però di tanto in tanto tornava a Firenze o a Roma...

Pippo Naldi in esilio in Francia.

La bellissima ricostruzione prodotta dalla professoressa presenta tuttavia alcune inesattezze, non tanto nella parte riguardante Raissa, che infatti appare davvero impeccabile, quanto in quella riguardante il marito.

Perché molto probabilmente non è vero, come lei racconta, che nel 1925 i Naldi vivevano a Parigi. Certo, è assolutamente vero che Pippo sin dal 1914 viaggiava con una certa frequenza tra l'Italia e Parigi, come brasseur d'affaires per conto di numerose organizzazioni (anche per la Santa Sede)[78], ma a quanto ci risulta il suo esilio non può avere avuto inizio ufficialmente prima del 1926[79].

Non è vero neanche che la famiglia a un certo punto subì un dissesto finanziario, perché la Pagani fa corrispondere quel presunto avvenimento alla chiusura del quotidiano romano Il Tempo, avvenuta nel 1922, mentre è noto che già nel 1921 Pippo aveva ceduto tale quotidiano agli Agnelli della FIAT. Nello stesso anno, tra l'altro, aveva deciso di acquistare il castello di Vigoleno per conto della Ruspoli (magari proprio con i soldi ottenuti dalla cessione del quotidiano), diventandone addirittura amministratore[80].

Come poteva quindi una persona afflitta da un dissesto finanziario così importante acquistare un castello per conto di una principessa, fino a diventarne addirittura amministratore? Forse, quindi, il fatto che Raissa, a un certo punto della sua vita, sia stata costretta a vivere a lungo da sola con i figli potrebbe essere stato legato più all'infedeltà del marito che a un presunto e mai accertato dissesto finanziario...

E' tuttavia vero che a un certo punto Naldi dovette fuggire in Francia per evitare l'arresto, ma questo avvenne solo nel 1926, con il fascismo già ampiamente dittatura[81] e una parte di Regime assolutamente invisa a lui.

Infatti, stando a quanto emerso dai nostri studi, Pippo e famiglia ebbero la possibilità di circolare liberamente per l'Italia fino almeno al 1925, come dimostra appunto il fatto che, tra il '21 e il '22, al giornalista venne data la possibilità di acquistare liberamente addirittura uno dei più importanti castelli emiliani e, soprattutto, di amministrarlo per molto tempo.

Nel 1923 poi un tale di nome Filippo Filippelli, direttore del Corriere Italiano, quotidiano filo-fascista romano che era stato fondato dal fascismo più che altro per ingurgitare fondi neri a milionate, di qualsiasi specie e origine, chiese consulenza proprio all'esperto anzi espertissimo Pippo per cercare di dirigere tale quotidiano nel miglior modo possibile[82].

Ciò probabilmente contibuì ad arricchire ulteriormente il marito di Raissa. Ecco quindi un altro degli elementi confermanti che la storia del dissesto finanziario che lo avrebbe colpito appare poco credibile.

A un certo punto però il Corriere Italiano si troverà coinvolto nel delitto Matteotti, e proprio attraverso Filippelli, il quale però trascinerà nei guai anche Naldi. Pippo verrà accusato di avere aiutato il Filippelli a studiare una strategia per difendersi da certe accuse. Per questo verrà incarcerato per 4 mesi[83], anche se successivamente verrà prosciolto.

Nel momento descritto, la famiglia di Raissa abitava a Roma a tutti gli effetti: lo dimostra il fatto che l'arresto del marito avrà luogo nella sua abitazione sul Gianicolo, di cui possiamo fornire addirittura l'indirizzo: si trovava ai numeri 5 e 7 di via Calandrelli, a due passi da quel carcere di Regina Coeli dove il giornalista venne rinchiuso in seguito al suddetto delitto.

In merito a ciò possiamo dire anche altro: nel momento dell'arresto, in casa insieme a lui, oltre al fedelissimo sacerdote modenese Enrico Vanni, amico di Giovanni Borelli e già citato in precedenza, si trovavano anche la moglie Raissa e i tre figli. A dimostrazione quindi che nel giugno 1924 i Naldi abitavano ancora tutti in Italia.

Anche la storia della presunta scomparsa e morte di Pippo, di cui parlava la Pagani nel suo bellissimo saggio, sembra priva di fondamento. La morte può essere stata sospettata solo in un brevissimo periodo tra il 1926 e il 1927 durante cui egli aveva fatto perdere improvvisamente le sue tracce.

Ciò avvenne quando, per sfuggire alla richiesta di estradizione del governo fascista, inoltrata alle autorità francesi per la bancarotta del Banco Adriatico di Cambio, si era fatto ricoverare in una struttura sanitaria transalpina. Il periodo di quarantena era durato però solo pochi giorni. Poco dopo infatti era stato rimesso in libertà (vigilata) dalle autorità, grazie all'intervento del Ministro della Giustizia francese.

Il delitto Matteotti e Nicholas Wolkoff.

L'avere parlato in precedenza del delitto Matteotti ci ha fatto ricordare che, a un certo punto, in occasione dello stesso, era emerso misteriosamente anche il nome della Olkienizkaia, forse in modo ancor più evidente di quello del marito.

Questo quando un commissario romano, tal Epifanio Pennetta, sbilanciandosi forse un po' troppo, aveva iniziato a cercare ostinatamente un legame tra lei e un oscuro personaggio russo che risiedeva a Roma, un certo Nicholas Wolkoff[84], il quale all'epoca lavorava in Italia per la Sinclair Oil Exploration, società di esplorazione petrolifera di cui alcuni storici hanno parlato anche come uno dei possibili mandanti dell'omicidio del deputato socialista unitario, anche se in realtà non sono mai esistite prove concrete del suo coinvolgimento nell'omicidio.

Pertanto, di conseguenza, è impossibile ritenere che Wolkoff, quindi in un certo senso anche la nostra scrittrice, possa essere stato corresponsabile per l'efferato delitto compiuto nel giugno 1924 da alcuni arditi fascisti che facevano base a Milano.

Ci sembrava però giusto, a questo punto del nostro articolo, ricordare che gli anni '20 della pietroburghese furono segnati anche da questo spiacevole episodio. Episodio in cui, tra l'altro, a pensarci bene, sarebbe potuta (anzi dovuta) essere considerata coinvolta in misura uguale, se non addirittura maggiore del marito, se è vero, come ha scritto Pennetta, che era lei l'amica del Wolkoff, e non Pippo...

Sta di fatto, però, che alla fine non venne incarcerata per la sua presunta amicizia con quel misterioso personaggio russo che, nei giorni dell'omicidio Matteotti, dalle parti della Pubblica Sicurezza veniva considerato praticamente come una sorta di origine di tutti i mali...

Come detto però in carcere ci finì suo marito. Evidentemente quindi egli non aveva poi tutti quei santi in paradiso dalle parti del fascismo, a cui invece diversi storici hanno fatto più volte riferimento parlando dell'esperienza di liberal-socialista con punte di fascismo, da lui trascorsa nell'Italia dei primi anni Venti.

Un'altra delle cose che ci eravamo dimenticati di dire sul periodo precedente a quello dell'inizio della carriera letteraria della scrittrice è che nell'agosto 1918 il marito, a quel tempo già direttore nonché proprietario de Il Tempo di Roma[85], aveva acquistato, a condizioni super vantaggiose, un vasto territorio in zona Monte Mario, posto sulla via Trionfale a Roma.

Lo aveva ottenuto strappandolo a Ottorino Pomilio, famoso ingegnere aeronautico italiano, il quale avrebbe voluto acquistarlo per costruirvi una industria per la produzione di velivoli. Quel terreno era stato però intestato alla moglie Raissa, per salvarlo da eventuali ingiunzioni giudiziarie.

Stando al contenuto dei vari faldoni su Naldi presenti nell'Archivio Centrale dello Stato di Roma[86], non ci sembra però di avere rilevato documenti riguardanti eventuali atti di cessione di tale terreno. Solamente atti di acquisto. Pertanto, molto probabilmente, la moglie di Pippo rimase proprietaria di quel terreno, e forse anche per molto tempo.

Il che, perciò, potrebbe trasformare ancora una volta la storia del presunto dissesto finanziario occorso alla sua famiglia all'inizio degli anni '20 in qualcosa di non vero.

Quello di Naldi non fu un vero dissesto finanziario.

La storia di tale dissesto verrebbe smentita anche da una serie di documenti francesi datati 1921-1922, in cui Pippo viene citato come una persona dalla grandissima disponibilità finanziaria, capace persino di spendere centinaia di migliaia di franchi tra casinò e feste in maschera nella Parigi di quegli anni[87].

Ma anche la storia del dissesto post-1925 diventerà poco credibile se andiamo a riprendere una serie di documenti, marchiati sempre ACS e datati 1930, in cui egli compare talvolta come collaboratore, talvolta addirittura come proprietario di importanti società petrolifere francesi.

In realtà le carte in questione hanno come riferimento il nome "Mario Monti" e trattano della vita di tale persona, un ingegnere petrolifero fascista senigalliese che negli anni '30 aveva provato invano ad entrare in certi affari petroliferi transalpini guidati da Naldi, senza tuttavia riuscirci, a causa della strenua opposizione del giornalista.

Nel 1928 una informativa del Ministero dell'Interno segnalò ancora Pippo come persona che a Parigi conduceva una vita assai dispendiosa, perciò è improbabile che allora attraversasse un periodo di difficoltà finanziaria[88]. Facendo leva sempre sulle varie informative ministeriali degli anni '20-'30 abbiamo saputo anche che Raissa non prese la decisione di stabilirsi definitivamente a Parigi prima del 1934.

Evidentemente quello era stato il momento in cui ella aveva iniziato a sentire che la pressione della politica razziale del Regime stava aumentando, e magari proprio per questo si era convinta a lasciare la sua abitazione (che allora si trovava non più a Bologna, né a Roma, bensì a Firenze) per trasferirsi oltralpe in via definitiva. Per voler essere ancora più precisi possiamo dire che è l'8 maggio 1934 il momento in cui lei decide di vendere tutto il mobilio della sua abitazione fiorentina per trasferirsi in un albergo. Il 14 maggio successivo, poi, raggiunge Parigi via Pisa.

Questa lunga precisazione, che alla fine ha messo un po' in discussione quanto scritto da Maria Pia Pagani nella parte iniziale del suo meraviglioso saggio sul rapporto tra la Olkienizkaia e Nikolai Evreinov, ci servirà per affrontare l'analisi della seconda parte del saggio stesso, la quale appare davvero straordinaria, soprattutto per la precisione con cui affronta il tema del rapporto di collaborazione tra i due personaggi russi appena citati, essendo incentrata principalmente sulla disamina della carriera di traduttrice della protagonista del nostro articolo.

Raissa, Nikolaj Evreinov e l'Italia.

La Pagani racconta che il drammaturgo Evreinov e Raissa si conobbero a Parigi nel 1925 e che, a partire dal loro incontro, lei divenne la sua traduttrice ufficiale per l'Italia. Non solo: egli le affidò "l'importante compito di far conoscere la sua estetica teatrale nel Bel paese"[89]. Perché, però, la sua scelta cadde proprio su di lei, se era noto ormai a chiunque che in Italia, anche in quanto moglie di Pippo Naldi, e anche a causa della comparsa del suo nome nelle carte del delitto Matteotti, non godeva più di grande popolarità?

Come accennato in precedenza, suo nome era comparso infatti nel verbale (a tratti delirante per la verità) del commissario Epifanio Pennetta, per la precisione accanto a quello del famigerato Nicholas Wolkoff, agente per l'Italia di quella compagnia Sinclair che a partire dal giugno 1924 era stata accostata all'omicidio dell'esponente del Partito Socialista Unitario Giacomo Matteotti.

Perché quindi Evreinov scelse proprio lei, senza esitare? Difficile se non impossibile rispondere a questa domanda. Saremo costretti perciò a lasciare l'ennesima domanda senza risposta.

Ciò che possiamo dire però è che nel 1926, poco dopo Evreinov, arriva nella capitale francese anche un noto politico ed avvocato livornese, di confessione ebraica, fratello tra l'altro di un noto artista, che era morto all'inizio del 1920 proprio a Parigi, e proprio nei giorni in cui la Olkienizkaia iniziava la sua carriera di scrittrice.

Il nome di questo artista, morto di tubercolosi a soli 35 anni, è Amedeo Modigliani, mentre il nome del fratello politico è Giuseppe Emanuele. Questo, anche se è apparentemente privo di alcun collegamento con l'argomento precedente, ci servirà per capire meglio le dinamiche che hanno portato all'esplosione della carriera della russa.

Giuseppe Emanuele Modigliani come detto è ebreo. Proprio come Raissa. E' nato a Livorno, quindi è toscano, esattamente come la residenza della scrittrice, e, inoltre, è stato avvocato di parte civile nel processo per l'omicidio Matteotti. Questo perché anch'egli, come Giacomo prima della morte, proveniva dal Partito Socialista Unitario, partito di ispirazione socialdemocratica che era stato fondato nel 1922 dopo una scissione dal PSI.

Come ricordato anche in precedenza facendo riferimento al delitto Matteotti, stiamo parlando di un omicidio nell'àmbito del quale, a un certo punto, era saltato fuori anche il nome della Nostra, come amica di un funzionario della Sinclair Oil. Ripetiamo anche che tale compagnia era stata inserita nella lista dei presunti mandanti del delitto.

Il fratello di Giuseppe Emanuele, e cioè Amedeo, morto come detto ben prima di Matteotti, era molto amico di Jean Cocteau, ovvero di uno dei tanti personaggi celebri che, a partire dai primi anni '20, avevano animato la vita del castello di Vigoleno, acquistato, ricordiamo, da Naldi per conto della principessa Maria Ruspoli duchessa de Gramont tra il 1921 e il 1922[90].

Che esistesse quindi un legame, anche forte, tra i Modigliani e i Naldi anche prima del suddetto delitto è ormai indubbio, acclarato, e tale legame era reso forte probabilmente anche dal fatto che i fratelli livornesi e la moglie di Pippo avevano la medesima confessione religiosa, quella ebraica. Confessione che tra l'altro potrebbe avere permesso alla scrittrice di continuare a pubblicare traduzioni di grande successo anche in Italia, anche dopo l'inizio del periodo di avversione del Regime verso oppositori come lei, Modigliani e Pippo Naldi (1925-1926).

Gli editori ebrei infatti rimasero molto influenti, in Italia, almeno fino agli anni '30: personaggi come il fiorentino Giulio Bemporad, ad esempio, di cui Raissa era grande amica, ebbero una grande influenza nel nostro paese fino al 1938. Non a caso, anche lei collaborerà con la casa editrice di Bemporad, e lo farà, guarda caso, proprio frequentando assiduamente il capoluogo toscano, anzi vivendoci insieme a una parte della sua famiglia.

Magari, quindi, il potentissimo Evreinov, anche come titolare di un cognome che qualcuno in passato ha citato come assolutamente ebreo[91], aveva forse tutto l'interesse che la sua traduttrice prediletta potesse rimanere in contatto con editori ebrei italiani e potesse continuare anche a collaborare con loro... Chi lo sa? Anche questo, forse, faceva parte in qualche modo della resistenza al fascismo. Forse, anzi di sicuro, anche Evreinov faceva parte di quella folta schiera di ebrei russi che negli anni ‘20 era giunta in Europa anche come portavoce della struttura politica di origine rivoluzionaria che guidava la Russia in quel momento.

Abbiamo voluto prendere in considerazione il biennio 1925-1926 anche perché esso è il periodo in cui la carriera di traduttrice di Raissa Olkienizkaia prende letteralmente il volo. Se andiamo a leggere quanto scritto da Maria Pia Pagani nella pagina che il bellissimo sito "Russi in Italia" ha dedicato alla Olkienizkaia, ci accorgiamo infatti che la lista delle traduzioni effettuate da quest'ultima tra il 1924 e il 1930 è veramente impressionante!

Solo nel biennio 1924-1925, tanto per fare un esempio, che è ricordato per essere stato anche il periodo di massima persecuzione dei Naldi da parte del Regime, ella pubblica paradossalmente ben 8 opere di autori russi tradotte in italiano. E tutte di una certa lunghezza.

A pubblicarle è la casa editrice Alpes di Milano. Casa, questa, di cui, a partire dal 1929, diverrà presidente il fratello del Duce, Arnaldo Mussolini, il quale nel momento descritto è anche direttore de Il Popolo d'Italia.

Il ruolo di Francesco Ciarlantini.

Quindi, se Arnaldo presiedette la Alpes solo a partire dal 1929, si può dire che, quando tale casa decise di pubblicare le opere russe tradotte da Raissa, non era probabilmente ancora sotto il controllo totale del Regime, ovvero di Arnaldo.

Alla metà degli anni '20 infatti, quando uscirono le prime traduzioni della Olkienizkaia, era guidata ancora dal suo fondatore[92], tal Francesco Ciarlantini, detto Franco, ex intellettuale del Partito Socialista Italiano (quindi ex compagno di partito dell'ebreo livornese Giuseppe Emanuele Modigliani) che era diventato fascista interpretando, però, questo suo ruolo in modo assai curioso, singolare, che, proprio per questo motivo, dovrà essere analizzato qui, ora. Anzi qui di seguito.

Vorremmo lanciare questa analisi soprattutto perché abbiamo saputo che il suo percorso di ex socialista passato al fascismo sarebbe collegato direttamente anche con il più volte nominato delitto Matteotti, ovvero con il delitto per cui anche la nostra scrittrice finì in qualche modo indagata.

Il Ciarlantini però vi è collegato in un modo leggermente diverso rispetto a quello di altri fascisti accostati in precedenza al delitto in questione. Egli, che ripetiamo era ex socialista come Modigliani, anche se, a differenza sua, non ebreo, fu in pratica colui che alla stazione di Piacenza, nel giugno 1924, riconobbe un fuggitivo che era stato accusato di avere noleggiato la macchina su cui era stato ucciso Matteotti.

Tale fuggitivo altri non era che il già nominato Filippo Filippelli, un calabrese di nascita ma pugliese di adozione, che nel momento del delitto dirigeva il romano Corriere Italiano. Filippelli però, come detto, era anche un personaggio in buoni rapporti con Naldi, e che tra l'altro lo stesso Pippo aveva deciso di aiutare a suo rischio e pericolo nei giorni del delitto, perché convinto che fosse stato incastrato (e probabilmente aveva ragione).

Cosa, questa, che aveva portato in carcere anche Naldi (tra l'altro con accuse pesantissime) anche se, in realtà, non aveva commesso alcun crimine. La vicenda ebbe inizio quando il Ciarlantini riconobbe il ricercato Filippelli alla stazione di Piacenza, determinandone, in pratica, l'arresto.

Paradossalmente però in quel momento Ciarlantini era anche l'editore delle principali opere tradotte da Raissa, e il paradosso sta di certo anche nel fatto che, come detto, l'intervento da lui effettuato a Piacenza aveva finito malauguratamente per mettere nei guai anche Naldi. Questi infatti era stato arrestato proprio in seguito al riconoscimento di Filippelli da parte del Ciarlantini!

Parlando di questo strano intreccio, piuttosto confuso, ci si è presentata davanti una situazione abbastanza strana, a tratti incomprensibile, quasi paradossale: strano, infatti, che tra il 1924 e il 1925 la scrittrice collaborasse continuativamente con il fascista che in pratica aveva dato il ''la''all'operazione che aveva portato anche all'arresto del marito...

Si tratta di qualcosa di davvero inspiegabile. C'è da dire però che il Ciarlantini era in realtà un fascista non proprio estremista, in quanto ex socialista.

Non solo: era in realtà un ex intellettuale socialista, il quale, curiosamente, dopo essere passato al fascismo (e cioè dopo essersi in pratica ''fascistizzato''), aveva deciso però, invero assai impopolarmente, di pubblicare anche opere russe, persino di autori ebrei, e forse anche non propriamente allineati con il Regime fascista; segno forse che da parte sua c'era un coraggio innato di difendere idee anche diverse da quella fascista, così come forse c'era in lui anche l'intenzione di non rinnegare il passato.

Il suo era un coraggio che forse lo portava a desiderare di entrare in contatto e di collaborare anche con esponenti di movimenti politici non propriamente allineati a quello fascista.

Un coraggio che ritroviamo del resto anche in Naldi, in Raissa, in Giovanni Borelli, in Giuseppe Emanuele Modigliani, ovvero in tutti quei personaggi che, nel corso della loro carriera e, più in generale, della loro vita, sentirono spesso il desiderio di entrare in contatto anche con le forze politiche avversarie, anziché combatterle.

Come furono soliti fare invece gli esponenti del fascismo più estremista, più intransigente, ovvero quello che, dal 1925 in poi, anche perseguitando alcuni dei personaggi poc'anzi citati, decisero di utilizzare il fascismo italiano per istituire una dittatura sanguinaria.

Come detto, è indubbio che il coraggio di Ciarlantini si sia messo in evidenza in modo prorompente nel momento in cui decise di iniziare a collaborare in modo costante con la Olkieniziaka, perché, ricordiamo, ella non era solo una donna russa, ebrea e nihilista, e oltretutto vicina al mondo rivoluzionario, ma era anche moglie di uno dei nemici giurati del fascismo estremista, ovvero di quella specifica sezione di fascismo che faceva base principalmente a Milano e a cui appartenevano anche molti dei rapitori del deputato socialista unitario Giacomo Matteotti.

E' anche vero però che Ciarlantini, oltre ad essere un ex compagno di partito di Modigliani e di Matteotti era pur sempre quello che, scoprendo Filippelli, aveva fatto arrestare anche Naldi. E allora, forse, fu anche per farsi perdonare per il danno recato a Pippo che egli nel 1925 decise di continuare a pubblicare le opere di autori russi tradotte in Italiano da Raissa.

Di tutto ciò appare strano anche il fatto che, contemporaneamente alla sua collaborazione con la Alpes, quindi con il fascista Ciarlantini, la scrittrice abbia avuto la possibilità di entrare in contatto con il mondo dei russi parigini, anche anti-fascisti. Lo stesso attorno a cui gravitarono anche Modigliani, insieme a Naldi, a partire dal 1926. Tutto ciò è strano perché ella ebbe la possibilità di frequentare liberamente tale ambiente senza mai subire particolari persecuzioni da parte del Regime fascista!

Il fascismo era infatti perfettamente al corrente di questi suoi incontri, perché, come dimostra del resto la documentazione su Pippo presente nell'Archivio Centrale dello Stato di Roma, anche la scrittrice era tenuta sotto controllo dai servizi di informazione, i quali riportavano ogni sua mossa, ogni suo spostamento e ogni sua intenzione.

Ciò nonostante lo stesso fascismo decise di lasciare che un suo membro di punta, Francesco Carlantini, continuasse a pubblicare senza alcun problema le traduzioni della ebrea russa. Perché? Inoltre, il fascismo permise a Raissa di viaggiare tra l'Italia e la Francia per molto, moltissimo tempo, senza mai porre un freno alla sua attività di traduttrice, scrittrice, artista, ma anche ex attivista filo-rivoluzionaria.

Si tratta senz'altro di un intreccio piuttosto difficile da decifrare, da decodificare. Tuttavia, se si presta un po' di attenzione a quanto appena scritto, si riuscirà forse a capire, ed anche con una certa facilità, che tutti questi personaggi erano legati senza alcun dubbio da interessi che molto probabilmente andavano oltre quello che era il progetto fascista, a cui come detto sottostavano invece in modo ortodosso solo gli esponenti del fascismo più estremista.

Significativo sarà anche ricordare che, con la presa di potere da parte del fascismo all'interno dell'Alpes (1929), quindi in pratica con la sua completa fascistizzazione, Raissa smetterà di colpo di pubblicare con loro le sue traduzioni, e deciderà (o sarà costretta) di (ad) avvicinarsi a case editrici, come la fiorentina Bemporad, di cui come detto era capo un editore che condivideva con lei la confessione ebraica.

C'è da ricordare però che egli non la condivideva solo con lei. La condivideva di sicuro anche con quel Giuseppe Emanuele Modigliani, anch'egli toscano, che si trovava a Parigi col marito Pippo e con cui, tra l'altro, lo stesso Pippo entrerà in contatto negli anni '30 anche per studiare un piano (poi fallito) per cercare di rovesciare Mussolini. Ma forse la condivideva anche con Nikolaj Evreinov!...

Conclusioni.

Chiusa questa piccola parentesi, forse un po' difficile da decifrare, ma tuttavia assolutamente degna di nota, ci avvieremo ora verso la conclusione del nostro articolo. Lo faremo partendo dalla sorprendente scoperta da noi riportata nell’ultima parte di questo lungo articolo, ovvero dall’avere rilevato la grande importanza storica che il ruolo avuto da Franco Ciarlantini potrebbe avere avuto nella vita della protagonista del nostro articolo.

Ci teniamo a chiudere parlando di lui perché il sapere che a un certo punto della sua carriera egli accettò di collaborare anche con l’ebrea Raissa, in un momento tra l’altro piuttosto difficile per tutto ciò che era anti-fascista, ci porta a credere che egli possa essere stato anche ben altro, e cioè non solo l’editore illuminato che condusse la casa editrice Alpes al successo in campo editoriale attraverso una serie di felici intuizioni, ma anche, in qualche modo, una delle ancore di salvezza culturali a cui i devoti della religione ebraica potrebbero essersi aggrappati, a partire dagli anni Venti, per riuscire a rimanere a contatto con il mondo culturale italiano, allora già ampiamente dominato, condizionato, da un sistema politico come quello fascista che proprio in quegli anni stava maturando idee antisemite, tese ad escludere gli ebrei da ogni settore della società.

Come avrete certamente intuito, il ruolo avuto da Ciarlantini ci ha incuriosito tantissimo. In particolare il ruolo da lui avuto nelle vicende che portarono alla cattura di Filippo Filippelli. Ciò che ci ha incuriosito di più è il fatto che egli contribuì a far catturare il Filippelli proprio mentre collaborava con Raissa.

Questo perché, poco dopo l’arresto del direttore del Corriere, Giuseppe Emanuele Modigliani accettò, anzi decise, di entrare in contatto con quel Pippo Naldi che la Giustizia aveva ritenuto in qualche modo corresponsabile dell'omicidio del suo amico e collega Matteotti, per avere aiutato il Filippelli a fuggire in Francia.

Ciò è importante perché, se il Ciarlantini allora collaborava a tutti gli effetti con Raissa, e quest’ultima era sia la moglie del Naldi, sia correligionaria di Modigliani, allora si potrà concludere che la nostra scrittrice, in quanto probabile anello di collegamento tra i mondi a cui appartenevano i due Onorevoli appena citati (ovvero quelli fascio-socialista ed ebraico), potrebbe avere giocato veramente un ruolo di collegamento primario all'interno del misterioso movimento anti-fascista, citato anche in precedenza, che sin dalla fine degli anni ‘10 si muoveva nell’ombra, e soprattutto in gran segreto, all’interno del sottobosco fascista, anche forse per impedire che la politica italiana non prendesse una piega troppo reazionaria.

Un movimento questo di cui forse, a pensarci bene, sia il Ciarlantini sia Modigliani non possono non essere stati parte integrante (in quanto forse socialisti o ex-socialisti). In base a ciò si potrà pertanto concludere che negli anni '20 la scrittrice continuò in qualche modo il lavoro che aveva iniziato insieme al marito, quando, negli anni '10, pur provenienti da ambienti liberali, si erano trovati coinvolti insieme nella fondazione del socialista e, in qualche modo, filo-rivoluzionario, Il Popolo d'Italia.

E si può dire anche che, come negli anni '10, continuò a farlo tessendo anch'ella, proprio come Pippo, una serie di trame più o meno segrete che non riguardavano solamente una parte politica, ma attraversavano, in buona sostanza, ognuno degli ambienti politici dell'arco parlamentare e, talvolta, anche quelli dell'ambiente extraparlamentare (vedi Arditi del Popolo).

E, forse, proprio come faceva il marito utilizzando i propri quotidiani come veicolo per sviluppare affari segreti, anche lei probabilmente, con la scusa di pubblicare opere russe tradotte in italiano, in un'Italia che tra l'altro avversava totalmente la cultura russa - in quanto legata anche alla nascita di una unione di repubbliche sovietiche che di certo, durante il Ventennio, rappresentava un pericolo per i fascisti -, manteneva rapporti segreti tra tutti i gruppi sociali a cui apparteneva, i quali peraltro erano senza alcun dubbio già tra quelli maggiormente invisi al fascismo, ovvero quello russo e quello ebreo.

E con questo ultimo pensiero siamo giunti alla definitiva conclusione di questo lungo articolo.

Articolo attraverso cui però potremmo avere forse ingannato leggermente i nostri lettori. Perché, alla fine, con la scusa di parlare della carriera letteraria di Raissa Olkienizkaia, eccezionale artista pietroburghese della parola, giunta in Italia all'inizio del Novecento forse anche per sfuggire alla prima rivoluzione russa, abbiamo parlato di altro, attraverso una lunga disamina dell'intera vita di tale artista, e lo abbiamo fatto concentrandoci soprattutto sull'aspetto politico della stessa e riservando alla fine alla carriera letteraria della scrittrice solamente una piccola parte.

Non ce ne vogliano quindi i lettori se, convinti di leggere un articolo leggero basato sull'analisi delle tante traduzioni prodotte dalla moglie di Pippo Naldi, si sono trovati costretti invece a fare i conti con un testo un po' pesantuccio, in cui si parla più che altro di intrighi, congiure, fughe, arresti, omicidi, crack finanziari...

Questa era però un'occasione troppo ghiotta per noi, perciò sarebbe stato un vero peccato se avessimo rinunciato a parlare anche di un lato della sua vita, quello politico, di cui nessuno al mondo ha mai parlato. Era un'occasione che non potevamo assolutamente lasciarci sfuggire. Per questo abbiamo deciso di parlare anche di aspetti della sua vita della non propriamente legati alla sua carriera letteraria.

E confessando di avere provato un immenso piacere nel permettere ai nostri lettori di avere un punto di vista nuovo, inedito, per studiare l'avvicente vita di questa straordinaria artista, letterata, poetessa russa, troppo spesso sottovalutata dalla critica e dagli storici, non ci resta altro da fare che ringraziarli per l'attenzione accordataci.

NOTE:

[1] Biografia di Raisa Grigor´evna Ol´kenickaja Naldi nel sito Russi in Italia.

[2] A quel tempo parte dell'Impero Russo. Tornò all'indipendenza nel 1918.

[3] Elisabeth Vailland, Drôle de vie, J.C. Lattes, 1984 - Pp. 20-21.

[4] Nell'atto di matrimonio dei Naldi si legge chiaramente che, nel momento dell'unione, Raissa risiedeva già a Cornuda.

[5] Pippo Naldi, nato a Borgo San Donnino, ora Fidenza (PR), nel 1886, è ricordato anche per essere stato il procuratore dei primi finanziamenti utilizzati per la fondazione del quotidiano socialista interventista di Benito Mussolini, Il Popolo d'Italia (1914). Pippo quindi, da liberale, procurò finanziamenti milionari necessari per la fondazione dell'organo del socialismo interventista e, in qualche modo, del sindacalismo rivoluzionario. E' ricordato anche per essere stato il fondatore, nel 1913, di una agenzia telegrafica, chiamata Agenzia Telegrafica Italiana, in quel di San Pietroburgo, ovvero nel paese natale della moglie Raissa. A metterlo nelle condizioni di sbarcare nell'Impero Russo con tale ambizioso progetto fu il Ministro degli Esteri del Regno d'Italia, Antonino di San Giuliano. Per saperne di più potete leggere il seguente nostro articolo: "Alcune considerazioni libere su Vasco Rossi, Giovanni Borelli, Don Enrico Vanni e sulla storia della radiofonia modenese" nella nostra pagina Academia.edu.

[6] Da Pavullo nel Frignano, ora in provincia di Modena.

[7] Al Liceo Classico "Tiziano". Naldi vi si era iscritto dopo essersi trasferito a Cornuda.

[8] Biografia di Raisa Grigor'evna Ol'kenickaja Naldi nel sito Russi in Italia.

[9] Fascicolo "Filippo Naldi" presente nell'archivio della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Bologna.

[10] Elisabeth Vailland, op. cit. - Pp. 20-21.

[11] Ibid.

[12] Filandiere, già membro del consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Montebelluna, che poi si trasformerà in Veneto Banca.

[13] Elisabeth Vailland, op. cit. - Pp. 20-21 - A quel tempo il Pontefice cattolico era ancora Pio X, il quale era originario di Riese, un paese situato a pochi chilometri da Cornuda.

[14] Vilfredo Pareto, Epistolario - 1890-1923, a cura di Giovanni Busino, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma, 1973 - Pag. 684 - Pippo continuerà tuttavia a dare esami.

[15] Ibid.

[16] Valerio Castronovo, La stampa italiana dall'Unità al fascismo, Laterza, 1984 - Pag. 194.

[17] Maria Malatesta, Il Resto del Carlino: potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922, Guanda, 1978 - Pag. 296.

[18] Articoli: "Dalla terra del Frignano al cielo di Tobruq. Note sulla vita di Nello Quilici, giornalista e padre del documentarista Folco" e "Alcune considerazioni libere su Vasco Rossi, Giovanni Borelli, Don Enrico Vanni e sulla storia della radiofonia modenese" presenti nella nostra pagina Academia.edu.

[19] Nel 1929, in ricordo della scomparsa del Vanni, la Olkienizkaia scriverà: "Non dimentichiamo Don Vanni. La mia famiglia - che egli considerava come la sua propria - ha avuto in dono da lui molte cose preziose. Uomini come lui - di un così fervido e luminoso ingegno - se ne trovano pochi e sempre meno saranno. Giovanna lo piange come il suo primo ed impareggiabile amico che inghirlandò del suo fresco e mirabile entusiasmo la sua infanzia e l'aiutò a formarsi una coscienza. Gregorio è assente da Firenze: la notizia lo farà molto soffrire. Avrei voluto che Giovanna seguisse i funerali ma il telegramma ci giunse troppo tardi" - Nello Quilici, Cor cordium - In memoria di Enrico Vanni - Ferrara - Nel trigesimo della morte - 17 novembre 1929 - con scritti di Quilici N., Colamarino, Borelli, Malaparte, Missiroli, Galassi, Grilli, Quilici B., Fovel, Nosari, Gardenghi, Ravegnani. Incisioni di Mimì Quilici Buzzacchi, Ferrara, Società Anonima Tipografica Emiliana, 1929.

[20] Ecco le coordinate geografiche: Latitudine: 44.245963 - Longitudine: 10.528052.

[21] Il modernismo teologico è un'ampia e variegata corrente eretica del Cattolicesimo, sviluppatasi tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, volta a ripensare il messaggio cristiano alla luce delle istanze della società contemporanea (fonte: Wikipedia).

[22] Maria Pia Pagani, Un regista in esilio e la sua traduttrice: Nikolaj Evreinov e Raissa Ol'kenickaja Naldi, in Antonella d'Amelia, Cristiano Diddi, Archivio russo-italiano V - Russi in Italia, 2009.

[23] Quest'ultima considerazione, apparentemente priva di senso, è nata dal fatto che nel 1988, poco prima di morire, il ministro fascista Dino Grandi, nel corso di un'intervista al giornalista Nello Quilici, parlò di Giovanni Borelli come del direttore del Carlino di Bologna. Evidentemente il Borelli ne era il direttore-ombra, visto che il suo nome non compare mai nelle varie cronotassi dei direttori del quotidiano bolognese. Ecco perché lui potrebbe essere stato determinante per la nomina di Naldi a condirettore della testata insieme al bussetano Lino Carrara.

[24] Attualmente in quel punto della città è ubicata una palazzina di proprietà del Carlino.

[25] Roman Vlad, Vivere la musica - Un racconto autobiografico, Einaudi, Roma, 2011 - Pag. 38.

[26] Pagina Wikipedia in lingua francese di "Élisabeth Vailland" (Elisabetta Naldi).

[27] Certificato di nascita di Giovanna Naldi, ottenuto con l'aiuto dell'ufficio ricerche storiche del Municipio I di Roma e ora presente anche nel nostro archivio.

[28] www.russinitalia.it

[29] Biografia di Raisa Grigor´evna Ol´kenickaja Naldi nel sito Russi in Italia.

[30] Emilio Maraini, imprenditore ticinese, è stato il fondatore dell'industria saccarifera italiana. Fu lui a partire dal primo decennio del Novecento a fare prevenire corposi finanziamenti a quotidiani come La Tribuna e il Carlino, anche nel periodo in cui vi collaborava Naldi.

[31] La fondazione avvenne il 15 novembre 1914.

[32] Antonino di San Giuliano, morto il 16 ottobre 1914. Un mese prima della fondazione de Il Popolo d'Italia, anch'esso una sua creatura. Per saperne di più: "Alcune considerazioni libere su Vasco Rossi, Giovanni Borelli, Don Enrico Vanni e sulla storia della radiofonia modenese" nella pagina Academia.edu di Paolo Campioli.

[33] Giorgio Bontempi, Paolo Alatri, Dopo Naldi, la Francia, l'Inghilterra e la Russia, nel quotidiano "Il Paese" del 16 gennaio 1960.

[34] Conte Alberto Zorli, Maffeo Pantaleoni, Alberto Beneduce, Giornale degli economisti e annali di economia, 1916 - Pag. 266.

[35] Giorgio Bontempi, Paolo Alatri, doc. cit.

[36] Ibid.

[37] L'espulsione avvenne alla fine di novembre del 1914. Poco dopo la fondazione de Il Popolo d'Italia.

[38] Paradossalmente, però, i socialisti francesi, che finanziarono a più riprese Il Popolo d'Italia, erano assolutamente favorevoli alla partecipazione della Francia alla prima guerra mondiale. A dire il vero erano favorevoli anche all'entrata in guerra dell'Italia al fianco della Triplice Intesa. E infatti i finanziamenti assegnati da parte loro al quotidiano socialista interventista Il Popolo d'Italia servirono anche per fare propaganda interventista in un'Italia che continuava ad essere titubante di fronte alla possibilità di intervenire.

[39] L'attitudine rivoluzionaria di Mussolini raggiunse l'apice con la fondazione del movimento Fascio d'Azione Rivoluzionaria Interventista (dicembre 1914).

[40] La rivoluzione russa del 1905 fu un'ondata di disordini politici e sociali di massa che si diffusero in vaste aree dell'impero russo, alcune delle quali erano dirette al governo. Durarono dal gennaio 1905 al giugno 1907 (fonte: Wikipedia).

[41] La Rivoluzione d'Ottobre fu la fase finale e decisiva della rivoluzione russa iniziata in Russia nel febbraio 1917 del calendario giuliano, che segnò dapprima il crollo dell'Impero russo e poi l'instaurazione della Repubblica sovietica. L'insurrezione iniziò nella notte tra il 6 e il 7 novembre (24 e 25 ottobre del calendario giuliano) 1917 a Pietrogrado (fonte: Wikipedia).

[42] 3 marzo, per la precisione - Ennio Di Nolfo, Lessico di politica internazionale contemporanea, Laterza, 2013.

[43] Bartolo Gariglio, Guerra pace politica - La stampa cattolica piemontese durante la Prima guerra mondiale, Celid, 2018 - Pag. 7.

[44] Davide Sigurtà, Montagne di guerra, strade in pace - La Prima guerra mondiale dal Garda all'Adamello: tecnologie e infrastrutturazioni belliche, FrancoAngeli, 2017 - Pag. 18.

[45] Elisabeth Vailland, op. cit. - Pp. 20-21.

[46] La sua prima opera esce nel 1920, nel bel mezzo del "Biennio rosso".

[47] Che si trovava in Piazza San Fedele.

[48] Piazza San Fedele, dove si trovava l'Albergo Bella Venezia, e Via San Damiano, dove si trovava la sede dell'Avanti!, sono entrambe nel pieno centro di Milano. Distano soltanto un chilometro l'una dall'altra. Quindi, se Raissa e Benito avessero avuto bisogno di incontrarsi di nascosto dai leader socialisti, non avrebbero scelto di certo quell'albergo centralissimo... Così come Naldi non avrebbe di certo scelto la direzione di Avanti! per convincere Benito a passare all'interventismo... Ecco perché abbiamo scritto che gli incontri tra di loro avvennero praticamente alla luce del sole.

[49] Camillo Berneri, Lo spionaggio fascista all'estero, a cura di Nicola Fedel - Prefazione di Mimmo Franzinelli, Fondazione Riccardo Fedel - Comandante Libero, Milano, 2016 - Pag. 30.

[50] C'è da ricordare, inoltre, che nel bel mezzo di tale biennio si svolse il XVI Congresso del Partito Socialista Italiano (5-8 ottobre 1919). Durante lo stesso, la corrente massimalista del partito dichiarò di essere favorevole alla creazione, in Italia, di una "repubblica socialista" su modello sovietico. Quella corrente era guidata proprio da quel Giacinto Menotti Serrati, direttore di Avanti!, che era solito pranzare al Ristorante milanese "Cova" insieme a Pippo Naldi.

[51] Maria Malatesta, op. cit. - Pag. 328.

[52] L'indirizzo esatto era Piazza de' Calderini 4-6, Bologna.

[53] Nota del Comune di Bologna riguardante le variazioni residenziali di Filippo Naldi nel periodo 1915-1920.

[54] Cfr. voce: "Formazioni di difesa proletaria" in Wikipedia.

[55] Di ciò abbiamo parlato brevemente anche in precedenza, nella parte di testo dell'articolo a cui fanno riferimento le note 25 e 26. C'è chi dice che insieme Roger ed Elisabetta appoggiarono i movimenti filo-stalinisti. Altri storici invece li collocano, al contrario, nel movimento anti-stalinista francese. Il dibattito tra l'altro è ancora aperto. Da qualche parte abbiamo letto anche che Vailland e Naldi si confrontavano spesso sul tema del comunismo, ed anche che Pippo appoggiava apertamente l'anti-stalinismo, mentre il genero era più aperto verso Stalin.

[56] Cfr. voce: "Pietrogrado" nell'Enciclopedia Treccani.

[57] Forse perché tale Ministero aveva a che fare direttamente con l'agenzia telegrafica che Pippo aveva inaugurato a San Pietroburgo nel 1913 attraverso il Ministro degli Esteri del Regno d'Italia, Antonino di San Giuliano.

[58] I menscevichi furono una fazione del movimento rivoluzionario russo che emerse nel 1903 dopo una disputa tra Lenin e Julij Martov, entrambi membri del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (fonte: Wikipedia).

[59] Giovanni Artieri, Prima durante e dopo Mussolini - Memorie del Novecento, Arnoldo Mondadori editore, Milano - Pp. 556-557.

[60] Maria Pia Pagani, Un regista in esilio e la sua traduttrice: Nikolaj Evreinov e Raissa Ol'kenickaja Naldi, in Antonella d'Amelia, Cristiano Diddi, Archivio russo-italiano V - Russi in Italia, 2009.

[61] Cfr. voce "Filippo Naldi" nel Dizionario biografico degli italiani.

[62] Giovanni Amendola, Elio D'Auria, Carteggio: 1913-1918, Laterza, 1998 - Pag. 32 - Borelli collaborerà con Il Popolo d'Italia dal 1925 al 1932. Borelli era favorevole al fascismo, perché lo considerava il naturale proseguimento del Risorgimento, overo di quella fase rivoluzionaria della storia d'Italia nell'àmbito di cui erano stati protagonisti assoluti anche numerosi membri della sua famiglia (lo zio Vincenzo, notaio gistuziato a Modena insieme a Ciro Menotti, e il padre Felice, membro della spedizione Medici nel periodo dell'Unità d'Italia). Egli quindi desiderava che il fascismo fosse un movimento rivoluzionario, più che reazionario. Ecco perché abbiamo deciso di inserire anche lui nel gruppo formato da coloro che forse sentivano il bisogno di distaccarsi dal fascismo più estremista per trovare un punto di contatto anche con le forze rivoluzionarie anti-fasciste. Il pavullese collaborò con Il Popolo d'Italia fino alla sua morte, avvenuta a Fontevivo di Parma nel 1932, a causa di una infezione contratta nel radersi la barba.

[63] Giolitti compì ottant'anni il 27 ottobre 1922. La Marcia su Roma si svolse tra il 27 e il 30 ottobre dello stesso anno.

[64] Infatti, come dicevamo, non esistono tessere di iscrizione al Partito Nazionale Fascista che riportino i loro nomi. I Naldi inoltre non parteciparono alle adunate che portarono alla nascita dei Fasci Italiani di Combattimento. Costoro del resto erano più vicini al mondo liberale borelliano e giolittiano che a quello fascista mussoliniano (non a caso nell'Opera omnia di Mussolini, lo stesso Benito definisce l'amico Pippo come un "Arnese obliquo del giolittismo", ordinandone peraltro la sua messa al bando. Esistono al contrario segnalazioni precise dell'appartenenza di Pippo al mondo socialista. Certo, è innegabile che Pippo Naldi abbia operato nell'ombra anche per conto del Regime, anche fino a poco prima del delitto Matteotti. Ad esempio, se prendiamo il caso del Carlino, giornale che egli aveva diretto durante la Grande guerra, non possiamo non ricordare, ad esempio, che ne era rimasto azionista di maggioranza anche dopo la sua completa fascistizzazione. La verità è che Naldi era l'uomo dei grandi affari, ma non solo di affari legati ai liberali, o ai liberal-fascisti. Gli affari a cui partecipava Naldi comprendevano, senza alcun dubbio, tutte le forze politiche dell'arco parlamentare, comprese anche quelle cattoliche e filo-rivoluzionarie anti-fasciste che non erano rappresentate all'interno del Parlamento. Ma, se della vicinanza di Pippo al mondo della destra e dei cattolici si sa praticamente tutto, della sua vicinanza alla sinistra rivoluzionaria non si sa praticamente nulla. Ecco perché abbiamo desiderato fortemente parlare dei Naldi anche come di personaggi assolutamente vicini alla Russia menscevica e bolscevica.

[66] E aveva vissuto tra Milano e San Pancrazio Parmense. Si chiamava Margherita Martini ed era figlia di Childerico Martini, ingegnere capo del genio civile.

[67] Maria Pia Pagani, Raissa Olkienizkaia Naldi: un florilegio poetico - dal sito cristinacampo.it

[68] Ibid.

[69] Era figlio di Ricciotti Garibaldi.

[70] Francesco Barbagallo, Francesco S. Nitti, Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1984 - Pag. 291.

[71] Il quotidiano Il Paese, dopo la rifondazione, avvenuta dopo la seconda guerra mondiale, assunse una linea filo-comunista. Stiamo parlando dello stesso quotidiano a cui Naldi, nel 1959-60, rilasciò una lunghissima intervista, che abbiamo tra l'altro citato ripetutamente proprio nella stesura di questo nostro articolo.

[72] Raissa Olkienizkaia-Naldi, Lo specchio: poesie, prefazione di Giuseppe Lipparini, Ferrara, Taddei, 1923.

[73] Antoine Alfred Agénor de Gramont, duca di Guiche, XI duca di Gramont (Parigi, 22 settembre 1851 - Parigi, 30 gennaio 1925) è stato un nobile francese. Sposò la Ruspoli nel 1907. Tra di loro c'era una differenza di età di ben 37 anni.

[74] Maria Pia Pagani, Raissa Olkienizkaia Naldi: un florilegio poetico - dal sito cristinacampo.it

[75] Non mancheranno, chiaramente, anche alti gerarchi fascisti.

[76] AA.VV., Le dieci migliori opere della letteratura italiana, Greenbooks editore.

[77] Maria Pia Pagani, Un regista in esilio e la sua traduttrice: Nikolaj Evreinov e Raissa Ol'kenickaja Naldi, in Antonella d'Amelia, Cristiano Diddi, Archivio russo-italiano V - Russi in Italia, 2009.

[78] Enrico Veronesi, Il giovane Mussolini, 1900-1919: i finanziamenti del governo francese, l'oro inglese e russo, gli amori milanesi, BookTime, Milano, 2007 - Pag. 64.

[79] In seguito alla bancarotta del Banco Adriatico di Cambio.

[80] Peter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce. Momenti e protagonisti dell'Italia fascista nei National Archives di Washington, Il Saggiatore, Milano, 2010 - Pag. 151.

[81] Il fascismo iniziò ad assumere i contorni della dittatura solamente a partire dal 1925.

[82] Filippelli richiese ripetutamente l'aiuto di Pippo, e lo fece talvolta anche in modo inopportuno, arrivando a presentarsi addirittura a casa sua in momenti piuttosto delicati. Famosa è la volta in cui si presentò a casa di Pippo a Roma mentre questi si trovava a letto malato, per chiedergli di convincere Tomaso Monicelli a cedere il Giornale di Roma al fine di trasformarlo nel Corriere Italiano.

[83] Verrà rilasciato nell'ottobre 1924.

[84] Wolkoff abitava al numero 10 di via Aurelio Saffi.

[85] Quotidiano fondato a Roma nel dicembre 1917, poco dopo la disfatta di Caporetto. Aveva avuto un periodo di gestazione molto, a causa di una serie di ostacoli posti dal Presidente Salandra sul percorso che avrebbe dovuto portarlo alla nascita. Inizialmente il quotidiano aveva sede in Piazza Montecitorio. Solo tra il 1918 e il 1919 Naldi acquistò la sede di Palazzo Wedekind, che è poi la sede de Il Tempo attuale, rifondato nel 1944 da Renato Angiolillo.

[86] ACS, UCI, B.30 - 2 agosto 1918 - Filippo Naldi - Acquisto di un vasto terreno a Monte Mario.

[87] Sua compagna di bisboccia era la principessa Ruspoli, duchessa de Gramont. Che era anche la sua amante.

[88] ACS, PP, B.886 - 16 Feb 1928.

[89] Maria Pia Pagani, Un regista in esilio e la sua traduttrice: Nikolaj Evreinov e Raissa Ol'kenickaja Naldi, in Antonella d'Amelia, Cristiano Diddi, Archivio russo-italiano V - Russi in Italia, 2009 - Pag. 192.

[90] Non siamo mai riusciti a capire la data esatta dell'acquisto. Ecco perché abbiamo deciso di scrivere "tra il 1921 e il 1922".

[91] Willard Sunderland, The Baron's cloak - The russian empire in war and revolution.

[92] La Edizioni Alpes è stata una casa editrice italiana, con sede a Milano, attiva negli anni venti e trenta. Fu fondata da Franco Ciarlantini alla fine degli anni 1910 (fonte: Wikipedia).