FILIPPO NALDI.
Storia di un fidentino sconosciuto.

Autore: Paolo Campioli

Durante una conversazione con l'autore del lavoro che abbiamo deciso di condividere, è emerso che l'idea di provare a scriverlo gli venne nel gennaio 2010, dopo essersi accorto che nessuno ne aveva mai realizzato uno simile. Egli racconta: "L'occasione per noi era davvero ghiotta. Sapevamo infatti che, se lo avessimo realizzato, avremmo avuto la possibilità di raccontare qualcosa di totalmente inedito su un importante pezzo di storia del nostro paese. E così abbiamo deciso di provare a scriverlo".

Come già ricordato nella nostra homepage, Naldi è stato uno dei personaggi storici italiani più importanti del Novecento. Eppure non esistono molti documenti d'archivio che parlino in modo esplicito di lui. Questo piccolo problema ha reso assai complicata la ricerca storica svolta al fine di ricostruire la sua vita.

Ed ecco il resto del racconto dell'autore: "Il problema si è poi ingigantito quando ci siamo trovati a dover fare i conti anche con l'ostracismo di un piccolo gruppo di funzionari d'archivio che si è rifiutato di collaborare con noi nella ricerca di certi documenti. Non solo: costoro avrebbero addirittura nascosto tali documenti prima che noi potessimo arrivare a consultarli.

Tale ostacolo tuttavia non ha compromesso più di tanto la nostra ricerca, perché, alla fine, con l'aiuto di altri funzionari dello stesso archivio, siamo riusciti ugualmente a recuperare i documenti che cercavamo. Probabilmente, se non fossero intervenuti tali autentici galantuomini, noi avremmo dovuto rinunciare a ottenere una copia dei documenti desiderati, perdendo di conseguenza anche una serie di informazioni-chiave che ci servivano per ricostruire la vita di Pippo Naldi.

Per molto tempo abbiamo cercato il motivo dell'ostracismo di quegli archivisti. Quel loro comportamento irrispettoso è rimasto a lungo una sorta di enigma irrisolvibile. Forse si comportarono in quel modo perché qualcuno dei loro superiori li aveva obbligati a rispettare certe regole di riservatezza assoluta. Questa è probabilmente l'ipotesi più accreditata. E ora cercheremo di spiegare perché.

Lo faremo partendo dall'ottobre 2011, ovvero dal momento in cui tornammo a Reggio nell'Emilia dopo avere scandagliato in lungo e in largo un certo archivio capitolino per provare a recuperare in extremis quei documenti. Si trattava di una serie di carte che non eravamo riusciti a fotografare nei viaggi precedenti.

In quel momento eravamo molto soddisfatti per essere riusciti ad ottenere finalmente le fotoriproduzioni dei documenti desiderati, ma nel contempo eravamo anche pervasi da una profonda amarezza, provocata proprio dallo strano ostracismo di quegli archivisti.

Iniziava tuttavia a farsi strada in noi l'idea che tale loro atteggiamento potesse essere stato causato, non da una loro indisponenza innata, bensì da un obbligo imposto dai loro superiori al fine di ostacolare quanti fossero andati alla ricerca di certe informazioni delicate.

Il sospetto che fossero intervenuti certi ordini segreti è scattato in noi quando abbiamo constatato che uno dei dati presenti nelle carte che stavamo cercando riguardava un personaggio con un nome che, proprio nei giorni del nostro soggiorno romano, aveva iniziato ad assumere, a nostra insaputa (ma anche all'insaputa degli italiani), una importanza sempre maggiore all'interno del Parlamento.

Il nome in questione è quello di Mario Monti.

Naturalmente, il personaggio di cui la carta in questione parlava non poteva essere il Senatore a vita che, nel novembre 2011, è stato scelto da Giorgio Napolitano per sostituire Silvio Berlusconi nel ruolo di Presidente del Consiglio. Doveva essere per forza un suo omonimo, perché vissuto negli anni Trenta.

Infatti il Monti a cui quelle carte facevano riferimento era un ingegnere fascista senigalliese, esperto di petroli, che nei primissimi anni Trenta aveva tentato in ogni modo di farsi largo nel mondo petrolifero franco-tedesco, senza tuttavia riuscirci, a causa della strenua opposizione di Pippo Naldi, il quale, allora, era già emigrato in Francia come fuoriuscito socialista.

Poiché il nostro viaggio a Roma ebbe luogo intorno al 17 ottobre 2011, allora ancora non si sapeva che l'economista, politico e accademico milanese Monti sarebbe stato nominato dapprima Senatore a vita e, subito dopo, Presidente del Consiglio della Repubblica italiana (questo avverrà infatti tra il 9 e il 16 novembre), per rimpiazzare il leader di Forza Italia.

Perciò, nulla era ancora emerso relativamente a tale cambio al vertice.

Pertanto, quando noi ci trovammo alle prese con il problema dell'ostracismo degli archivisti, non sapevamo ancora nulla di ciò che sarebbe successo di lì a poco. Evidentemente però c'era già chi, anche all'interno dell'archivio, sapeva cosa sarebbe accaduto. Questo anche perché, quando finalmente siamo riusciti a trovare un archivista disposto ad aiutarci nella ricerca, le carte che stavamo cercando erano nel frattempo improvvisamente sparite!

E, cosa ridicola, nessuno dell'archivio sembrava più in grado di trovarle...

Solo dopo molte ore di ricerche e di richieste, facendo presente tra l'altro, più volte, ai vari funzionari che da parte nostra c'era assoluta necessità di entrare in possesso dei documenti richiesti, dal fondo del salone centrale dell'archivio è apparso, come un miraggio, un addetto della sala studio, il quale avvicinandosi a noi ci ha comunicato che le carte erano state finalmente trovate, anche grazie al provvidenziale intervento di un famoso storico romano che, per puro caso, in quel momento stava passando di li.

Stiamo parlando di Mauro Canali, ovvero del massimo esperto al mondo della vita di Filippo Naldi.

E così, con l'aiuto di colui che, tra l'altro, è anche autore della più importante opera mai scritta sul delitto Matteotti, siamo riusciti a recuperare miracolosamente le preziose carte "Mario Monti", fondamentali per il completamento del nostro lavoro.

Tuttavia, anche dopo averle ottenute in maniera, come detto, a dir poco rocambolesca, non abbiamo potuto evitare di pensare a quella strana "sparizione". E a chiederci per quale strano motivo nessuno era riuscito a trovare quelle preziose carte. Tra l'altro in seguito abbiamo saputo che esse si trovavano in bella vista sulla scrivania del responsabile dell'archivio, e questo ha contribuito a trasformare l'intera storia in qualcosa di grottesco.

Proprio su quella scrivania, infatti, il professor Canali le ha trovate e recuperate. Compiendo un gesto davvero nobile. Inoltre, dopo avercele consegnate, il gentilissimo storico romano ha voluto dedicarci anche parte del suo tempo per illustrarci una parte importante del loro contenuto. Che persona straordinaria!

Possiamo dire quindi che, se non fosse stato per lui, noi probabilmente quelle carte non le avremmo mai trovate.

Rimane però da capire per quale strano motivo furono fatte sparire proprio poco prima dell'elezione a Senatore a vita del professore omonimo dell'ingegnere senigalliese. Quindi anche poco prima della caduta del Presidente del Consiglio italiano più noto degli ultimi trent'anni.

Rimane da capire, però, anche perché proprio noi abbiamo sentito il bisogno di andare a recuperare quella specie di repertodimenticato, proprio nel momento in cui, ad insaputa di molti (anche se non di tutti), esso stava assumendo un significato inconscio davvero profondo per il nostro paese, specialmente dal punto di vista politico.

In tutta sincerità, non è stato facile dare una risposta a queste domande, né chiaramente dare un senso a quanto accaduto quel giorno in quell'archivio. Una cosa, però, crediamo di averla capita: quei documenti furono sicuramente fatti sparire di proposito, magari da qualcuno dell'archivio che, allora, era già al corrente sia dell'imminente caduta di Silvio Berlusconi, sia della sua sostituzione con il professore universitario Mario Monti. Magari chi le fece sparire non voleva che qualcuno potesse arrivare a carpire certi segreti politici nascosti tra le righe delle carte sull'ingegnere... Chi lo sa?

Chissà... forse, un giorno, quanto appena raccontato verrà utilizzato anche dagli storici incaricati di scrivere le biografie degli statisti italiani poc'anzi nominati... A pensarci bene, infatti, il nostro racconto potrebbe essere considerato davvero un pezzo importante di storia "segreta" del nostro paese, da far conoscere assolutamente agli appassionati, agli studiosi e ai lettori.

Tornando all'argomento principale, vorremmo aggiungere anche che, subito dopo il nostro ritorno da Roma, abbiamo dovuto fare i conti con altri avvenimenti piuttosto strani. Forse ancora più strani di quelli avvenuti all'interno dell'archivio romano: innanzitutto il nostro numero telefonico è stato preso di mira da alcune persone, non bene identificate, che ci hanno telefonato per chiederci cosa stavamo facendo.

Per quale motivo fecero ciò? Stavano forse indagando per conto di qualche misterioso ufficio di informazioni, pubblico o privato? Oppure la loro era semplice curiosità? In tutta sincerità, dal tono delle loro voci non sembravano semplici curiosi. E men che meno appassionati di storia. Tutto ciò è avvenuto, tra l'altro, in corrispondenza dell'arrivo di strani messaggi privati nella nostra pagina Facebook.

Messaggi il cui contenuto, tra l'altro, ricalcava pressappoco quello delle telefonate di cui parlavamo.

Curiosamente, poi, nello stesso periodo abbiamo rischiato anche di venire aggrediti da alcuni facinorosi all'interno di un noto locale pubblico della nostra città. Anche se poi questo, probabilmente, non c'entra nulla con quanto detto poc'anzi (forse...). Certo è, però, che, da quando, poco prima dell'avvicendamento di Silvio Berlusconi, siamo entrati in possesso della documentazione relativa a Mario Monti, qualcuno potrebbe avere sospettato qualcosa, anche se ancora non sappiamo cosa pensassero in realtà quelli che cercarono in tutti i modi di indagare su di noi e sulle nostre intenzioni - anche perché, a pensarci bene, esse non erano, né sono mai state cattive -.

Alla fine siamo giunti alla conclusione che, forse, si erano comportati in quel modo perché, magari, non volevano che si sapesse che esisteva, come esiste tra l'altro ancora oggi, un legame molto forte tra il più volte Presidente del Consiglio nato a Milano nel 1936 (Berlusconi) e il giornalista nato a Borgo San Donnino (Naldi).

Si tratta di un legame forte, anche se nel contempo sottile e misterioso, in quanto coinvolge le operazioni effettuate da una nota Loggia segreta, fondata molti anni fa da alcuni potentissimi massoni italiani, e diventata famosa anche per avere avuto, come propria continuazione, la cosiddetta Loggia di Propaganda 2 del Venerabile Maestro montalese Licio Gelli.

Infatti Pippo Naldi fu uno degli affiliati di massimo livello della prima versione di tale potentissima loggia massonica.

Mentre, come noto, il nome di Berlusconi compare al 625mo posto della famosa lista di affiliati a quella gelliana.

Noi non sappiamo dire quale nervo scoperto possiamo essere andati a toccare svolgendo la nostra ricerca. Dev'essere stato però un nervo particolarmente sensibile per qualcuno, se questo qualcuno, dopo essere venuto a conoscenza delle nostre intenzioni, ha sentito il bisogno di telefonare a casa nostra per interrogarci sul lavoro che stavamo svolgendo.

Una cosa però è certa: questo qualcuno non poteva di certo essere uno dei membri della loggia di Propaganda, perché, proprio nel momento descritto, alcuni membri di alto livello della loggia stessa continuavano ad esortarci a continuare il nostro lavoro, dopo essere venuti a conoscenza del fatto che avevamo iniziato le nostre ricerche sulla vita di Pippo Naldi.

Così, forti del sostegno di queste alte personalità, a un certo punto abbiamo deciso di mettere da parte gli eventuali timori provocati dalle misteriose telefonate e/o comunicazioni ricevute (che fortunatamente, dopo l'intervento dei membri della loggia, sono cessate di colpo), e, senza alcuna esitazione, abbiamo deciso di continuare a svolgere le nostre ricerche storiche, facendole confluire in modo graduale nel lavoro presente in questa pagina, iniziato quasi per scherzo nel gennaio 2010, memorizzando i primissimi dati su Naldi nell'hard disk di un vecchio laptop 486, che, tra l'altro, funzionava a malapena, seduti a un tavolo della sala superiore della biblioteca di Fidenza.

Ad oggi il lavoro non è ancora terminato e, forse non lo sarà mai, perché la continua scoperta di dati storici inediti ci costringe a effettuare continue revisioni, correzioni, tagli, aggiunte ecc.

Nonostante ciò, però, speriamo che tale lavoro possa risultare ugualmente degno di interesse. Per concludere vorremmo ricordare che si tratta di un lavoro che abbiamo svolto in totale autonomia per cercare di abbattere definitivamente quel fastidioso muro che, per molti decenni prima del nostro arrivo, aveva impedito praticamente a chiunque di formulare il racconto completo della storia di questo incredibile personaggio, posto a metà strada tra i vari partiti politici internazionali, la massoneria e i servizi segreti di mezzo mondo.

Muro che, a nostro avviso, ora è stato definitivamente abbattuto".